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Farm Cutlural Park a Favara

Il borgo abbandonato rinasce come spazio culturale e sostenibile. Questo il tema del Festival Internazionale della Sostenibilità a San Pietroburgo, al quale ha partecipato anche l’Italia con le storie di centri e paesini in degrado trasformati dall’iniziativa di associazioni e privati. «Secondo il censimento del WWF del 2013 abbiamo almeno 6.000 centri storici abbandonati nella penisola» – spiega Maria Luisa Palumbo, direttore scientifico dei master dell’Istituto nazionale di architettura, Inarch, che al congresso ha presentato 3 casi emblematici di rilancio recente di piccoli borghi del Sud Italia.

Tra questi, in Sicilia è diventato ormai un’attrazione turistica Farm Cultural Park a Favara (Agrigento). Una Istituzione Culturale Privata, nata nel 2010 da un’intuizione di Andrea Bartoli e Florinda Saieva. Dopo un evento tragico, il crollo di un palazzo che ha provocato la morte di due bambine, Andrea e Florinda hanno capito che il centro storico andava valorizzato e non abbandonato. Così i Sette Cortili di origine araba sono stati ristrutturati e pian piano trasformati in un aggregatore di artisti e appassionati di ogni forma di cultura.

Ci sono mostre a cielo aperto, esposizioni, presentazioni di libri, concerti, mercatini vintage, performance di ogni tipo che animano il centro e l’intero paese di Favara. Oggi, dopo 5 anni, Farm Cultural Park si rivela ancora un’eccellenza nel territorio siciliano e italiano, il cuore pulsante di una Sicilia che vuole rinascere. E che attira l’attenzione anche a San Pietroburgo.

«Il nostro mezzogiorno non è solo la Valle dei Templi o Pompei. Il sud meno sviluppato è particolarmente ricco di un patrimonio storico cosiddetti ‘minore’ – afferma Palumbo – Questo patrimonio è il tessuto stesso delle case di matrice araba e medioevale e origini anche preistoriche. E’ un patrimonio diffuso, anche legato solo alla storia dell’abitare che, quando preso in cura, rappresenta un nuovo modello di sviluppo economico sostenibile legato all’arte, alla cultura e alle tradizioni».