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È rosa il futuro dell’agricoltura. Donne in Campo porta a Expo 2015 il nuovo volto innovativo e hi-tech delle aziende agricole. Nella “due giorni” di oggi e domani l’associazione femminile della Cia racconta il volto della contemporaneità grazie all’impegno professionale delle sue imprese. L’assemblea “Diamo valore alla terra, riconosciamo il tuo valore”, coordinata dalla presidente nazionale Mara Longhin all’Auditorium di Palazzo Italia, è stata l’occasione per ribadire che le donne sono un caso di resilienza e di resistenza nei territori rurali, ma soprattutto sono quelle che hanno raccolto per prime e meglio la sfida di dare un futuro all’agricoltura.

“Ci sono stati importanti cambiamenti nel mondo agricolo al femminile – ricorda Donne in Campo -. Oggi oltre un terzo delle imprese agricole – viene spiegato in una nota – è condotto da imprenditrici e si stima che da qui al 2020 le donne saranno alla guida del 40% delle aziende. Già oggi le imprese agricole, insieme a quelle del commercio, sono il settore dove più forte è la presenza di imprenditrici. Sono loro infatti le maggiori protagoniste del “ritorno alla terra”.

Un ritorno che è segnato da tre elementi di assoluta innovazione. Il primo è che le imprese al femminile sono quelle a più spiccata multifunzionalità. Più del 50% degli agriturismi in Italia è condotto da donne, a cui si affiancano gli agri-nido e gli agri-asilo, le fattorie didattiche e quelle sociali. Ma multifunzionalità significa anche integrazione di filiera, così oggi le donne in agricoltura danno vita a coltivazioni innovative e a nuove forme di conduzione come ad esempio l’agricoltura sinergica. Giova ricordare che, secondo le ultime statistiche, le donne capo azienda sono 497 mila mentre le conduttrici sono 532 mila. È proprio nelle aziende caratterizzate da attività innovative e multifunzionali che le imprenditrici agricole si stanno affermando con ruolo di protagoniste sostenendo non solo l’attività produttiva, ma anche la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, la tutela delle tradizioni locali e degli antichi saperi e il miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali.

L’altro elemento distintivo -aggiunge Donne in Campo- èche le nuove imprenditrici agricole hanno un titolo di studio mediamente più alto dei maschi. Il che significa che le aziende in rosa sono dotate di maggior know-how. Pur avendo una superficie mediamente inferiore a quella delle aziende al maschile, le imprese “rosa” registrano una maggiore intensità di lavoro e dunque una migliore performance di redditività con un più alto valore aggiunto derivante anche dall’opzione di coltivare in biologico, che è la scelta operata dal 90% delle giovani imprenditrici. Sono loro la nuova forza dell’agricoltura italiana. Ed è proprio su questi temi che si sviluppa il confronto di Donne in Campo che propone venti “case history” di successo.