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I topi neri “fanno strage” di berte maggiori mediterranee, parte cosi un’operazione per sterminarli e farli scomparire completamente dalle isole Pelagie. Si è svolta nei giorni scorsi nel dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell’Università di Palermo una conferenza di servizi con i rappresentanti di tutti gli enti interessati, compresi ministero dell’Ambiente e assessorato regionale al Territorio, per predisporre gli atti preliminari necessari a dare il via al piano di eradicazione del ratto nero nell’isola di Linosa realizzato in attuazione del progetto Life+ “Pelagic Bird” finalizzato  alla conservazione della principale popolazione europea di Berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea) e altri uccelli a rischio estinzione. Linosa ospita la maggiore colonia europea (seconda a livello globale) della Berta maggiore mediterranea stimata in circa 10.000 coppie, pari a oltre il 60% della popolazione italiana, a più 20% di quella europea e a circa il 15% dell’intera popolazione mediterranea. Le berte maggiori nidificano anche Lampedusa e, circa 200 coppie, nell’isolotto di Lampione.

La principale minaccia per questi uccelli protetti da normative e direttive internazionali è rappresentata dal ratto nero (Rattus rattus) che si ciba di uova e nidiacei con un tasso di predazione che può arrivare fino al 40-50%, per questo tutti gli esemplari che saranno trovati sulle Pelagie saranno eliminati. L’eradicazione del Ratto nero nell’isola di Linosa, si legge nella relazione del progetto,  avverrà mediante la distribuzione di esche rodenticide e sarà effettuata adottando una metodologia mista: con esche protette all’interno di erogatori rigidi nelle aree abitate o comunque frequentate e con esche libere (rilascio di gruppetti di pellets nelle zone più remote, disposti in siti protetti, fessure fra le rocce, sotto pietre ammucchiati. Il metodo adottato – viene spiegato dagli esperti – non comporta rischi di inquinamento ambientale e saranno adottate specifiche precauzioni nei confronti di cani e gatti domestici vaganti. Tra i risultati attesi con la rimozione dei topi neri, che hanno già provocato il maggior numero di estinzioni documentate a livello globale, il recupero dei livelli di naturalità e un miglioramento dello stato di conservazione di specie autoctone. Si punta sostanzialmente ad eliminare il fattore che provoca un abbassamento del successo riproduttivo delle berte maggiori del 40-50%, su una popolazione stimata in circa 10.000 coppie. Ci si attende quindi un miglioramento dello stato di conservazione complessivo della specie ed inoltre il possibile ripristino di condizioni idonee per la crescita della piccola popolazione di Berta minore mediterranea di Linosa, un maggiore stato di conservazione della stessa specie e anche dell’Uccello delle tempeste mediterraneo di Lampedusa.

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