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Anche se non hanno problemi di salute, restano “piantonate” nell’unico ospedale degli animali dell’Agrigentino un dozzina di tartarughe americane carnivore e pericolose per l’ecosistema. Molte altre quelle segnalate sul territorio e che danno la caccia a vermi, piccoli pesci ma anche di anfibi, uova di tutte le specie; il loro carattere aggressivo ha la meglio su quello delle testuggini italiane ed europee. A spiegarlo è Calogero Lentini, il veterinario del centro di recupero fauna selvatica e tartarughe marine di Cattolica Eraclea, struttura d’eccellenza in Sicilia “sopravvissuta” ai tagli regionali grazie ai fondi del progetto Tartalife.

In attesa dell’apertura della stagione della caccia (e quindi del bracconaggio) che comincia fra meno di mese, i pazienti che nelle ultime ore continuano ad arrivare all’ospedale degli animali sono soprattutto gabbiani avvelenati e trovati dai turisti in spiaggia: arrivano da diverse zone di mare, da Menfi a Siculiana. Tra i pazienti ricoverati anche due istrici sequestrati dai carabinieri qualche mese fa ad Agrigento e sette cardellini sequestrati a Palma di Montechiaro. Poi diversi uccelli: due falchi, dodici gufi, tre poiane, due gheppi. Al momento non sono presenti tartarughe marine Caretta caretta, ma solo le tartarughe palustri americane (Trachemys scripta) che restano “in stato di fermo” perché costituiscono “una minaccia per la conservazione delle specie autoctone”. Secondo gli esperti, le tartarughe americane stanno portando all’estinzione della Tartaruga palustre europea (Emys orbicularis) e minacciano le testuggini palustri siciliane (Emys trinacris), tra le specie protette.

“Quelle americane – spiega il veterinario Calogero Lentini – sono le tartarughe con le orecchie rosse che comunemente si comprano ai bimbi nelle fiere e nei mercatini. Poi, se sopravvivono al ‘bimbo diabolico’, crescono. A un certo punto le famiglie, quando il bimbo è ormai cresciuto, se ne sbarazzano  e le liberano in natura. Così si riproducono rapidamente e poi causano danni all’ecosistema. Sono molti gli esemplari di tartaruga palustre americana che vengono abbandonati sul nostro territorio, mentre sarebbe più corretto portarle al nostro centro di recupero dove le teniamo per scopo didattico e per evitare che danneggino l’ecosistema”. Da ricordare che l’abbandono incontrollato delle tartarughe, come degli altri animali “domestici”, costituisce reato sanzionabile sia sotto il profilo amministrativo che penale.

Una decina di tartarughe siciliane, intanto, sono state liberate nei giorni scorsi dagli operatori del centro nel fiume Akragas dove hanno ritrovato il loro habitat naturale. Nel frattempo proseguono le iniziative di sensibilizzazione dei biologi del Cts in tutte le spiagge agrigentine grazie a un progetto in collaborazione con l’ex Provincia.