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Ecco la replica del direttore della Riserva naturale della Foce del Belice, Roberto Fiorentino, alle proteste dell’Unione naturisti siciliani presieduta da Lorenzo Rosso sui cartelli con la scritta “no al nudismo” e sui controlli delle forze dell’ordine in un tratto di spiaggia tra Menfi (Agrigento) e Selinunte (Trapani).

“Diverse segnalazioni alle competenti Autorità locali sono state di stimolo maggiore alla verifica di quanto i bagnanti hanno comunicato: la pratica del nudismo in luogo non esposto, in realtà, è stata accompagnata, talvolta, da atti non decenti. Secondo la definizione ufficiale della Federazione Naturista Internazionale, «il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, che si manifesta attraverso la nudità sociale, con lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente». Nessuno vuole contestare il principio che la Federazione propugna. Ma bisogna ribadire che la Riserva Naturale del Belice non è un’area dove ai sensi dell’ordinamento giuridico italiano, lo stare nudi in spiaggia è liberamente consentito! Se non si è soli, in un luogo pubblico, è doveroso rispettare i limiti delle persone con cui si sta in spiaggia.

Anche se si ritiene che saltellare in costume adamitico davanti agli altri, sia una manifestazione di libertà naturale, non è considerato nudismo quello che si pratica di fronte a persone che avvertono disagio. Peraltro la Riserva comprende oltre al demanio marittimo e forestale numerose abitazioni e fondi che appartengono a privati che certamente sono nella libertà di tollerare o meno la visione di atteggiamenti inaccettabili.

Il codice penale italiano attualmente in vigore punisce «chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni» (art. 527) e «chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza» (art. 726). Sul comportamento di chi si mette semplicemente nudo su una spiaggia, varie pronunce giurisprudenziali hanno di recente respinto questa interpretazione delle norme citate, ritenendo che ormai, grazie all’evoluzione dei costumi dimostrata dalla società, la nudità non può più di per sé ritenersi contraria alla pubblica decenza e, men che meno, costituire un atto osceno.

Ma se quella parte della Riserva del Belice etichettata “a frequentazione nudista” diventasse in realtà un vero e proprio postribolo a cielo aperto, dove si danno appuntamento guardoni, esibizionisti, nonché appassionati di sesso facile, scambi di coppia e altre amenità, l’interpretazione della norma andrebbe solo in senso punitivo. Sarebbe auspicabile che gli utenti avessero il buon senso dell’autogestione: non sporcare, non tenere comportamenti incivili, non turbare le idee degli altri, per godere un po’ di tempo libero senza angustiare le vacanze proprie e quelle degli altri”.