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Le demolizioni in corso nella Valle dei Templi, e quelle avvenute negli ultimi anni come ad esempio a Scala dei Turchi, ad Ostuni, a San Felice Circeo, “sono la prova che finalmente è in atto, seppur molto lentamente, una inversione di tendenza culturale che rafforza la battaglia contro l’abusivismo e restituisce futuro, bellezza e legalità a quei territori per anni sfregiati e soffocati dal cemento illegale. Un fenomeno, quello dell’abusivismo edilizio, che ha contribuito ad aggravare il consumo di suolo, il rischio idrogeologico e a ledere la parte sana dell’economia. E in questa battaglia contro il mattone selvaggio l’azione delle procure della Repubblica è fondamentale: la maggior parte delle demolizioni, stante la latitanza dei Comuni, avviene infatti per ordine e intervento delle Procure”. Lo sottolinea Legambiente sottolineando che nel 2014 sarebbero stati circa 18mila le nuove costruzioni fuori legge, circa il 16% del nuovo costruito (dati Cresme), con un giro d’affari che supera abbondantemente il miliardo di euro. Tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, il Cresme ha censito ben 258 mila case abusive, per un giro di affari illegale, basato sui numeri e sui valori immobiliari medi, che Legambiente valuta in circa 18,3 miliardi di euro. Per il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza “bisogna velocizzare i tempi di abbattimento” e “serve una legge ad hoc che faciliti il meccanismo di demolizioni con procedure più veloci e pene più severe, con tempi e risorse certe per i comuni, accompagnata da una strategia politica a lungo termine più incisiva contro l’abusivismo edilizio”.

Ma l’abusivismo oltre a sfregiare il paesaggio, alimenta anche una vera e propria filiera del cemento illegale: dalle cave, agli impianti di calcestruzzo, fino alle imprese edili. Stando all’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2014 sono cresciuti i reati accertati nel settore del cemento, 5.750 (+ 4,3%). Per fortuna non mancano lungo la Penisola i buoni esempi di demolizione di case abusive, resi possibili grazie al lavoro della procure italiane che in questo Paese, sono le uniche o quasi, attive sul fronte dell’abusivismo edilizio e capaci di richiamare i comuni inadempienti al loro dovere. Amministrazioni comunali che spesso chiudono gli occhi, promettendo azioni concrete che però il più delle volte non vengono realizzate. “Abbattere un immobile abusivo non è una facoltà, ma un preciso obbligo delle amministrazioni comunali, previsto dal Dpr 380/2001, il Testo unico sull’edilizia, una buona legge, purtroppo sostanzialmente disattesa. – dichiara Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia -. Le demolizioni di queste case abusive rappresentano per noi una vittoria importante, che è il risultato di una lunga battaglia sostenuta in assoluta solitudine da Legambiente che si è formata in Sicilia tra la metà degli anni ’80 e dei ’90 proprio per fermare l’abusivismo nella Valle dei Templi”. In questi anni Legambiente ha anche promosso e lanciato la campagna nazionale “Abbatti l’abuso”, pensata per mettere al centro la demolizione delle case illegali, per ristabilire la legalità negata, per riscattare il Belpaese dal brutto, per tutelare un territorio fragile.