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Tentare di condensare l’Expo in un solo articolo è come fare la foto del mondo con uno scatto: anche da “posti privilegiati” (come dalla luna) resta comunque un’impresa ardua. Che fare allora? Per mission stessa del sito (ci chiamiamo comunicalo.it in fondo) abbiamo deciso di fare una sorta di “selezione naturale” attraverso tutti quei padiglioni che qualche cosa ci hanno comunicato. I fondo si tratta sempre dell’Expo 2.0, quello della svolta: Shangai 2010 era troppo giovane per dare libero sfogo ai social, Dubai 2020 vedrà i bambini con il passeggino alle prese con i baby smartphone.

Da dove iniziare? Dai padroni di casa ovviamente: il padiglione Italia è sorprendentemente bello e, anche se ricorda vagamente lo stadio olimpico di Pechino, la gentilissima guida che ci ha scortato ha assicurato che non c’è nessun riferimento al nido di rondine. Quello che stupisce invece è il cemento con cui è stato realizzato, capace di trattenere le sostanze inquinanti e trasformarle, per reazione chimica, in sostanze innocue per l’uomo (speriamo diventi il materiale più utilizzato per il futuro delle costruzioni). Altra cosa che ci ha stupito è stata la scelta, tra migliaia di possibilità, di utilizzare la Vucciria di Guttuso come quadro per rappresentare l’alimentazione. Da siciliani questo non può che inorgoglirci! C’è pure un piccolo stand di Agrigento nella “piazza Italia”, l’area dove sono radunati tutti gli stand dello stivale.

Senza andare troppo lontano, anche geograficamente parlando, un bel segnale di comunicazione arriva dalla Svizzera. Il loro padiglione è stato “riempito” di prodotti tipici della svizzera all’inizio della manifestazione (niente orologi e cioccolato ma caffè, mele, acqua e sale) ed ogni persona può prendere tutto il cibo che vuole. Le torri non verranno riempite e quindi chi prende tanta roba toglie la possibilità agli altri di potersi approvvigionare. Il messaggio, almeno a noi, è arrivato forte e chiaro. E personalmente abbiamo preso solo una confezione per ogni prodotto giusto per provare l’esperienza nella sua totalità.

Belli i padiglioni del medio oriente: il Qatar sfoggia delle riproduzioni di cibo e tavolate tradizionali, gli Emirati Arabi Uniti presentano un padiglione modulare ed interattivo con degli spettacoli molto divertenti. Staranno facendo le prove generali per il prossimo Expo le cui tematiche, tra l’altro, sembrano molto interessanti: come sostenere il progresso attraverso la mobilità di informazioni, delle persone, di oggetti sono solo alcuni dei “topic” che potrete vedere lungo il padiglione degli EAU. Sempre in tema di medio oriente molto bello anche quello del Kuwait e, spostandosi un po’ più ad est, quello della Malesia che riproduce la foresta pluviale: per una volta non si associa la Malesia alle Petronas e comunque, al pari del padiglione Austriaco, ti permette di potere essere immerso nella natura pur trovandosi in pieno centro. Esperienze alternative.

Il padiglione della Russia ci riporta alla tavola periodica con gli elementi chimici che riempiono le pareti insieme agli alimenti principali. C’era la possibilità di provare la vodka ma… chi scrive è astemio! Stupisce, e non ci saremmo aspettati niente di diverso, il Giappone. Video, percorsi interattivi, possibilità di scaricare immagini tramite l’app realizzata appositamente per l’evento ed uno spettacolo su quello che sarà il ristorante del futuro accompagnano i visitatori in quello che è uno dei padiglioni con più coda (uno dei pochi elementi negativi di questo EXPO) ma i tempi di attesa valgono lo spettacolo. Esteticamente parlando molto belli i padiglioni dell’Azerbaigian (coloratissimo) ed il divertente padiglione del Brasile con la possibilità di cimentarsi in un percorso con la rete come fossimo in un parco giochi. Per concludere consigliamo una visita al padiglione dell’Equador dove le guide sostengono che si possa trovare il cioccolato migliore del mondo. La concorrenza non manca ma, dopo averlo provato, possiamo comunque dire che vale la pena comprarne almeno un pacchetto.

Quanto costa l’EXPO? I biglietti variano a seconda della tipologia (orari, giorni, flessibilità o data fissa, ecc.) ed uno dei più in voga è il biglietto serale (ingresso dopo le 19) che costa 5 euro (tenete conto che molti padiglioni restano chiusi per quell’orario ed altri avranno già una coda chilometrica per cui non potrete assistere agli spettacoli. Il sito è facilmente raggiungibile con la metropolitana (occorre comprare un biglietto speciale) ed all’interno è possibile muoversi sia a piedi sia con le navette (ci sarà comunque da camminare parecchio). Non rischierete mai di rimanere disidratati perché si sono parecchi totem che distribuiscono acqua gratuitamente (potete scegliere se naturale, gasata, a temperatura ambiente o fredda) né affamati (ogni stand ha un ristorante con la cucina tipica del posto). La via principale, chiamata Decumano è coperta, quindi anche in caso di pioggia siete al riparo, tuttavia i singoli padiglioni potrebbero non esserlo quindi fate attenzione al meteo. Si tratta per l’Italia di un’occasione unica e, in generale, consigliamo la visita per almeno un paio di giorni.