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“Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto”. Lo ha ricordato ai governi del mondo e a tutti i fedeli Papa Francesco in un documento che dà indicazioni concrete sull’Anno Santo Straordinario che si apre il prossimo 8 dicembre. Il Papa inoltre assicura a tutti i carcerati la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria nelle loro celle.

“Il mio pensiero – confida Bergoglio nel testo – va ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. A tutti costoro – scrive – giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha piu’ bisogno del suo perdono”. Nella Lettera indirizzata al presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella, Papa Francesco stabilisce dunque che i detenuti “nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”. “Possa questo gesto – auspica il Pontefice – significare per loro il passaggio della Porta Santa, perche’ la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”.

L’amnistia, evocata per il Giubileo da papa Francesco, è un provvedimento generale di clemenza che estingue il reato – a differenza dell’indulto, che estingue la pena. Prima del 1992, la concedeva il Presidente della Repubblica. Dal 1992 in poi viene disposta con legge dello Stato che, in forza di una modifica dell’art. 79 della Costituzione, deve essere votata in Parlamento e ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Anche per il giubileo del 2000 si parlò di amnistia: il dibattito venne stimolato da Giovanni Paolo II, che chiese un gesto di clemenza nel documento per il Giubileo nelle carceri, e nella visita al carcere romano di Regina Coeli (9 luglio 2000) rinnovo’ con forza la sua richiesta. Per superare gli scogli, la maggioranza di centrosinistra penso’ anche al cosiddetto ‘indultino’, con l’espulsione degli extracomunitari irregolari clandestini e l’aumento degli sconti di pena. Ma anche questo si bloccò. Wojtyla, tra l’altro, torno’ a fare un appello per un provvedimento di clemenza il 14 novembre 2002, quando tenne il suo discorso in Parlamento, ma passarono diversi anni prima che le Camere approvassero un indulto.

In passato la Chiesa ha favorito la concessione di amnistia o indulto. Nel 1963, in occasione del Concilio Vaticano II lo Stato italiano decreto’ una delle 27 aministie che si sono succedute dal dopoguerra fino al 1990, anno a cui risale l’ultimo provvedimento in tal senso. Più in generale, spesso la concessione di amnistie e indulti e’ legata a importanti eventi pubblici. Nel 1959 l’amnistia fu legata alle celebrazioni del quarantennale di Vittorio Veneto. Nel 1966 al ventennale della Repubblica. Molto prima il regime fascista aveva concesso amnistie o sconti di pena per il 24/mo anniversario del regno di Vittorio Emanuele III, per le nozze del principe di Piemonte, per il primo decennale del regime e per le nascite degli eredi di casa Savoia. Altri provvedimenti sono stati concessi dallo Stato italiano nel 1968, 1970 e 1990: i primi rivolti a chiudere le vicende penali derivanti dai movimenti sociali di quegli anni, l’ultimo per decongestionare gli uffici giudiziari nell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale. L’indulto e’ stato concesso invece, l’ultima volta, nel 2006, preceduto tre anni prima dal cosiddetto “indultino”.

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