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Aveva già superato l’esame del “prefetto di ferro” Francesca Ferrandino che in materia di informative atipiche antimafia non ha fatto sconti a nessuno. E adesso anche il prefetto Nicola Diomede, confermando la decisione del suo predecessore dopo aver esaminato l’istanza, ha concesso la liberatoria antimafia all’imprenditore Marco Campione, azionista di maggioranza di Girgenti Acque, la società che gestisce il servizio idrico nell’Agrigentino con più di trecento dipendenti. Il provvedimento della prefettura è del 14 agosto scorso.

Critiche erano state sollevate nelle scorse settimane dal Movimento 5 stelle, con un’interrogazione del senatore Michele Giarrusso, perché l’imprenditore, dopo la scadenza della prima liberatoria nel 2012 – in attesa di nuovi accertamenti che si sono resi necessari dopo alcune dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati ai pm della Dda di Palermo – continuava ad operare in un settore particolarmente delicato senza avere le carte pienamente in regola in attesa del rinnovo della certificazione. Adesso è arrivata l’informazione liberatoria antimafia che attesterebbe che l’imprenditore non è “in odor di mafia” e può partecipare ad appalti pubblici per forniture e servizi alla Pubblica amministrazione.

La certificazione prevista dal Codice delle leggi antimafia è obbligatoria per poter procedere alla stipula, all’approvazione, all’autorizzazione di contratti e subcontratti superiori a 200mila euro per le opere, lavori pubblici e pubbliche forniture, e anche per le concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di attività imprenditoriali superiori a 150mila euro.

Tra le novità introdotte nella normativa dal Governo Renzi, oltre alle nuove procedure di rilascio e acquisizione dei dati dalla banca telematica, anche l’espansione dei soggetti coinvolti dalle verifiche e dai controlli antimafia da parte della Prefettura. Viene invece mantenuta la distinzione fra comunicazione antimafia e informazione antimafia, atte a verificare con la prima la sussistenza o meno di cause di decadenza, di sospensione e di divieto derivanti dall’adozione di misure di prevenzione, o di sentenze di condanna, anche non definitive ma confermate in grado di appello, per reati gravi connessi all’attività della criminalità organizzata, e con la seconda, oltre alle verifiche dei presupposti contenuti nella comunicazione, vi è il controllo della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese, mentre è stata abrogata, con la nuova normativa, la cosiddetta informazione atipica molto utilizzata nell’Agrigentino dall’ex prefetto Ferrandino.