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Foto da Agrigentonotizie.it

Quarantasette anni fa il decreto Gui-Mancini, seguito alla frana di Agrigento del ’66, stabiì tra l’altro il vincolo dell’inedificabilità assoluta nella cosiddetta zona A della Valle dei Templi. Da allora in quell’area resa inespugnabile da una legge dello Stato, le incursioni degli abusivi hanno portato all’edificazione di circa 600 costruzioni. Una vicenda che, col senno di poi, fa di Pirandello un autore verista. Da qualche giorno, dopo l’ultimatum della procura, il Comune sta provvedendo alle prime demolizioni (ne sono state programmate otto), una delle quali sarebbe dovuta avvenire ieri. Ma così non è stato, come racconta l’Ansa: l’avvocato Giuseppe Arnone, ex presidente regionale di Legambiente che negli anni Ottanta fu tra i primi a sollevare coraggiosamente il tema dell’abusivismo, ieri ha fatto da “scudo umano”, impedendo che l’abbattimento previsto fosse portato a termine: soltanto intorno alle 16 la ruspa ha demolito una veranda di 24 metri quadri della casa abitata dalla famiglia Piraneo, difesa (non solo fisicamente ma anche legalmente) dall’avvocato Arnone.

Alla fine di una giornata di tensione, anche l’addetto alla ruspa, che lavora per una ditta di Palma di Montechiaro vincitrice dell’appalto, è finito sull’orlo di una crisi di nervi, preso di mira insieme alla forze dell’ordine da amici e parenti dei Piraneo e da vicini di casa; in via prudenziale è arrivata un’ambulanza per prestare soccorso al malcapitato operatore della ruspa. Per fortuna, nulla di grave. Perchè proprio l’ambientalista Arnone contesta le demolizioni da lui tante volte invocate? I più rassegnati dicono che se cosi’ non fosse non saremmo nella terra di Pirandello. Il diretto interessato, che a fine giornata è ormai afono, spiega che “è stata presa di mira una casa di un solo piano in contrada Maddalusa, vicino al mare, dove vive stabilmente una famiglia di 5 persone. E nulla si fa nei confronti di costruzioni, spesso seconde case, ben più alte e che oscurano dal mare la vista verso la Valle dei Templi”. E attacca Procura e Comune: “Il pm ha ordinato e il sindaco ha acriticamente eseguito – dice Arnone -. La casa dell’abusivo Piraneo va abbattuta, non c’è dubbio, ma dopo altre 300. Mi muovo nel rispetto della legalità e quanto è stato fatto è fuorilegge. A Piraneo è stato persino detto che la sua casa era stata sorteggiata dalla procura tra quelle d’abbattere. Mi auguro che qualche parlamentare chieda che vengano fatte ispezioni al Comune e alla Procura”. Per ora Arnone sembra aver perso la partita: l’abbattimento, infatti, è stato sospeso per consentire la bonifica dall’ amianto. Tra due giorni le ruspe torneranno in azione. La casa dei Piraneo è l’ultima delle otto da demolire in questa fase. L’operazione del Comune è cominciata con un ovile e un muretto di recinzione; i proprietari di altri cinque immobili hanno provveduto a loro spese all’abbattimento dei manufatti abusivi e sulla carta, dunque, l’amministrazione pubblica potrebbe utilizzare i fondi risparmiati per allungare la lista delle demolizioni.