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Denuncia problemi di sovraffollamento e una lista di 25 punti che, a suo dire, rendono “inumana e degradante” la  detenzione all’interno del carcere agrigentino di contrada “Petrusa”. A scrivere al Quirinale, dalla casa circondariale di Agrigento, è il detenuto Pietro Francesco Calipa, 35 anni, di Polistena (Reggio Calabria), che sta scontando una condanna per associazione mafiosa rimediata al processo scaturito dall’operazione “Maestro” che decapitò le cosche di ‘ndrangheta attive nel porto di Gioia Tauro.

Dai problemi per la doccia all’area sanitaria assente, dal poco spazio a disposizione in cella alla mancanza di un campetto di calcio, dai costi del sopravvitto ai problemi per le cure mediche, dall’acqua che manca spesso ai disagi di carattere igienico sanitario e via dicendo. Dopo aver racchiuso in un elenco di venticinque punti i problemi che il detenuto incontra in carcere – problemi comuni a molte altre carceri italiane tornate proprio in questi giorni sotto i riflettori dopo l’appello di Papa Francesco per “una grande amnistia” nell’anno del Giubileo Straordinario – Calipa rivolge un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro della Giustizia Andrea Orlando, inviando la lettera per con conoscenza anche ai tribunali di sorveglianza di Palermo e di Agrigento, al Garante nazionale dei diritti dei detenuti,  alla direzione del carcere e alla procura della Repubblica agrigentina.

“Una situazione inumana, degradante e riprovevole che si fa fatica a gestire fisicamente, moralmente e psicologicamente. Sovraffollamento equivale a inumanità della vita carceraria”, scrive il detenuto calabrese auspicando un “riscontro al fine di affrontare o comunque lenire l’aberrante e disastrosa situazione carceraria, poiché è fuor di dubbio quanto siano state e siano compromesse le condizioni psicologiche di noi detenuti che si dimentica – sostiene – che siamo uomini con corpo, cuore e anima”.

Da tre giorni, malgrado i ripetuti tentativi, non è stato possibile avere la replica del direttore della casa circondariale di Agrigento, Angelo Belfiore. In attesa di conoscere i nuovi dati ufficiali e di capire quale sia effettivamente la situazione tra le sbarre del Petrusa  – dopo gli effetti della nuova legge sulle pene alternative alla detenzione e del decreto svuotacarceri del Governo Renzi che ha concesso un “mini indulto” con uno sconto di pena del 10% – si sa che la capienza regolamentare prevista nel carcere agrigentino è di 244 posti detentivi ma che fino a non molto tempo fa i detenuti “ammassati” in cella erano più di 400.