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E’ già stato messo nero su bianco il testo dell’appello che il 21 settembre prossimo, in occasione del venticinquesimo anniversario del suo delitto, verrà inviato all’Anas per chiedere la realizzazione di un’opera che ricordi sulla nuova superstrada 640 Agrigento-Caltanissetta la figura del giudice Rosario Livatino. La sottoscrizione è già partita su Facebook su una pagina ad hoc denominata “Vogliamo gli Archi Antimafia sulla SS 640“, che in pochi giorni ha ottenuto quasi 500 “mi piace”.

L’idea – che ha già ottenuto diverse adesioni non solo di cittadini ma anche di associazioni importanti come Legambiente e organizzazioni sindacali come la Cgil e la Cisl per citarne alcune – è stata lanciata sul social network dal direttore dell’Inail di Agrigento Salvatore Cimino dopo che ha notato che il nuovo tracciato della strada statale di fatto “offusca” la piazzola di sosta in cui due anni fa, a spese dei genitori, fu sistemata una stele in ricordo del giudice “martire della giustizia e della fede”, come disse Papa Giovanni Paolo II nel 1993 ad Agrigento da dove lanciò lo storico anatema contro la mafia: “Mafiosi convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio“.

“In una terra in cui talvolta si ha persino difficoltà a far rispettare le regole minimali del vivere, anzi, del convivere civile, appare giusto e doveroso – ha spiegato Salvatore Cimino – rilanciare questo semplice ma efficace messaggio in ricordo di chi ha sacrificato la propria vita compiendo il proprio dovere di cittadino e di servitore dello Stato”.

Con l’appello che sta rimbalzando su Facebook insieme a un video si chiede la “realizzazione dell’Arco di Livatino al km 10 della Ss 640, il luogo della barbara esecuzione mafiosa del giudice. In quel luogo fu realizzata, negli anni e anche grazie all’impegno della sua famiglia, una stele ed una piazzetta per consentire la possibilità di raccogliersi in preghiera nel perenne ricordo del sacrificio di questo giovane giudice. La nuova 640 non ha previsto nulla di tutto questo! Ci pare inaccettabile e grave. Chi passa da quel luogo deve ricordare, oggi e sempre, che questa terra non è stata solo la culla della mafia, ma la terra di tanti, servitori dello Stato, sindacalisti, politici, giornalisti, semplici cittadini che la mafia l’hanno combattuta ed osteggiata.

Per questo riteniamo sarebbe utile collocare, in questo luogo, un arco con la scritta di una delle frasi del giudice Livatino diventate famose: ‘Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili‘. Per questa ragione chiediamo all’Anas di rendere possibile questo che è il desiderio degli agrigentini onesti e di quanti vogliono una Sicilia libera dalla mafia e dalla sua sub cultura che ne alimenta il mito e che passa anche attraverso gesti e simboli che diventano preziose opere di testimonianza. Analogamente riteniamo che vadano ricordati il giudice Saetta ed il figlio Stefano vittime della violenza mafiosa, sempre sulla Ss 640, al km 48+500, la nuova 640 sia non solo il modo per collegare velocemente Agrigento e Caltanissetta ma diventi “la strada degli archi antimafia”: archi del trionfo della vita credibile sulla violenza mafiosa”.