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Oltre 80 anni di carcere sono stati chiesti dal pm Calogero Ferrara alla corte d’assise di Palermo per sei presunti componenti del network criminale che organizzò la “traversata della morte”, quella del 3 ottobre 2013 in cui   davanti all’isola di Lampedusa. Da quella ecatombe che ha commosso tutto il mondo si è sviluppata un’indagine che, nove mesi dopo, ha individuato non solo i responsabili della tragica traversata ma anche i componenti, i metodi crudeli e la rete di collegamenti di una delle più agguerrite organizzazioni di trafficanti di esseri umani.

Gli eritrei, tutti arrestati nell’operazione Glauco – Tesfahiweit Woldu (per cui sono stati chiesti 16 anni), Samuel Weldemicael (17 anni), Mohammed Salih (16 anni), Yared Afwerke (12 anni), Matywos Melles (14 anni e 8 mesi), Nuredin Atta Wehabebi (8 anni) – sono accusati di associazione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono ancora latitanti Ermias Ghermay e John Mahray, considerati i veri capi del traffico di uomini. Assieme agli imputati, avevano costituito un formidabile sistema che contava su un nucleo centrale diviso tra la Libia e l’Eritrea e su due cellule in Italia: una ad Agrigento, l’altra a Roma.

I racconti dei sopravvissuti, oltre che una mole di trentamila intercettazioni, descrivono le condizioni disumane di un calvario che cominciava con un lungo viaggio attraverso il Sudan. In una “terra di nessuno” i gruppi venivano quasi sempre intercettati e rapiti. Quindi concentrati in una casa a Sebha, nutriti a pane e acqua, torturati con manganelli e scariche elettriche alle piante dei piedi. Le donne venivano stuprate oppure offerte “in dono” ad altri trafficanti. Questo trattamento serviva a terrorizzare le famiglie e costringerle a versare riscatti fino a 3500 dollari. Si aggiungevano ai quasi 1500 dollari per la traversata. A conti fatti, un barcone stipato e mandato allo sbaraglio poteva fruttare fino a un milione di euro. La sentenza è attesa per il 26 novembre. (ANSA)

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