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“Il prossimo 21 settembre saranno passati 25 anni dal barbaro assassinio del giudice Rosario Livatino. Cgil, Cisl e Uil Agrigento parteciperanno a tutte le iniziative organizzate dalla Associazione Tecnopolis, Associazione “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino”, da Libera. dal Comune di Canicattì e con il Patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Per l’occasione sarà presente nella nostra provincia la “Carovana”, organizzata – come ogni anno – da Cgil, Cisl e Uil, Libera, arci e “Avviso Pubblico” (la rete degli enti locali contro la mafia).

saettaPer l’occasione sarà presente dell’Agrigentino la “Carovana internazionale antimafia” organizzata da Cgil, Cisl, Uil, Libera, Arci e “Avviso Pubblico” (la rete degli enti locali contro la mafia). I tre sindacati, sottolineano in una nota i tre segretari provinciali Massimo Raso, Maurizio Saia e Claudio Barone, “hanno già avuto modo di apprezzare e sottoscrivere la proposta lanciata su Facebook da Salvatore Cimino affinché la Ss 640 possa ricordarsi concretamente del sacrificio dei giudici Livatino e Saetta che, in quella strada, hanno perduto barbaramente la vita.

Nel vecchio tracciato – spiegano – c’era un’area di sosta ed una stele in ricordo del giudice Rosario Livatino, oggi la nuova 640 non ha previsto nulla di tutto questo. E tutto questo pare, anche al sindacato Agrigentino, inaccettabile e grave”. La proposta prevede anche un’opera in ricordo del giudice Antonio Saetta, ucciso anche lui sulla 640 con il figlio Stefano. “Facciamo nostro quell’appello e lo rilanciamo: chi passa da quel luogo deve ricordare, oggi e sempre, che questa terra non è stata solo la culla della mafia, ma la terra di tanti, servitori dello Stato, sindacalisti, politici, giornalisti, semplici cittadini che la mafia l’hanno combattuta ed osteggiata. Per questa ragione – concludono i tre sindacalisti – ci associamo alla richiesta all’Anas di rendere possibile questo che è il desiderio degli agrigentini onesti e di quanti vogliono una Sicilia libera dalla mafia e dalla sua sub cultura che ne alimenta il mito e che passa anche attraverso gesti e simboli che diventano preziose opere di testimonianza”.