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Laura Boldrini con la giornalista Elvira Terranova

Rosario Livatino si mantenne sempre fedele al suo mandato: ne sono dimostrazione il rigore e l’integrità con cui condusse le sue inchieste, grazie alle quali sono stati svelati i legami tra la mafia e il mondo degli affari ed è stato così inflitto un duro colpo agli interessi economici dell’organizzazione criminale”. E’ quanto si legge nel saluto che il presidente della Camera, Laura Boldrini ha voluto indirizzare al convegno in corso a Roma per ricordare Rosario Angelo Livatino a 25 anni dalla sua uccisione.

livatino8“A distanza di venticinque anni dalla sua morte, occorre proseguire la battaglia di Livatino, dei magistrati e delle Forze dell’ordine accompagnandola con un’opera di educazione civile e culturale come pure con l’adeguamento del quadro normativo. E’ in questa prospettiva – ha aggiunto la Boldrini -che il Parlamento ha adottato in questa legislatura, tra le altre, la legge sullo scambio politico mafioso, le disposizioni in tema di anticorruzione e di cessazione dei vitalizi per i condannati in via definitiva per gravi reati, tra cui quelli di mafia e corruzione”.

Il questore della Camera dei Deputati Stefano Dambruoso (Scelta Civica), che per 4 anni come magistrato inquirente ha lavorato nelle stesse stanze dove aveva lavorato il giudice Livatino negli anni immediatamente successivi alla sua uccisione per mano della mafia, in occasione del convegno “25 anni dopo Rosario Livatino: diritto, etica, fede” tenutosi oggi alla Camera dei deputati ha ricordato il giudice siciliano come un magistrato “profondamente consapevole dell’incidenza di ogni suo atto d’ufficio nella sfera giuridica di altri soggetti e perciò sempre impegnato nella ricerca della verità, lontano da compromessi e dalle paure sulle possibili conseguenze”. “Sulla base di tali convinzioni – ha proseguito Dambruoso – Livatino non ha mai condiviso l’introduzione del principio della responsabilità civile dei magistrati che, secondo Livatino, avrebbe rappresentato un condizionamento per il magistrato che anziché decidere per l’affermazione della giustizia avrebbe il più delle volte agito per evitare ripercussioni disciplinari o patrimoniali rinunciando del tutto alla sua indipendenza, punendo l’azione e premiando l’inazione, l’inerzia, l’indifferenza professionale. Dambruoso, sottolineando “il rigore morale che ha portato il giudice Livatino a sfidare gli intoccabili e a pagare con la vita per il suo lavoro”, ha indicato Livatino come “esempio di integrità e senso del dovere, frutto di una perfetta simbiosi tra le ragioni della giustizia ed una incrollabile e profondissima fede cristiana” ed ha concluso con le sue parole: “Il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore, se è giustizia vera”.