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Sono pericolose per l’ecosistema e non possono essere liberate in natura, così gli operatori del centro recupero fauna selvatica di Cattolica Eraclea lanciano un appello ai privati per l’adozione di una decina di tartarughe americane. Nel frattempo le tartarughe restano in villeggiatura nell’ospedale degli animali dell’Agrigentino, ma per loro, che stanno in ottima salute, è come una “degenza” di lusso, da resort a cinque stelle: sguazzano in uno stagno artificiale, mangiano carne, pesce e verdure. Si tengono in forma e ogni tanto fanno una “passerella” a scopo didattico per le scolaresche in visita. “In base alla lista Cites sulle specie compatibili con le diverse forme di detenzione, dieci delle quindici tartarughe americane che stiamo ospitando sono detenibili dai privati”, dice il veterinario Calogero Lentini che coordina il centro gestito dal Cts.

“Lanciamo un appello per le adozioni ai proprietari di laghetti privati e contenuti e controllati, o anche grandi fontane in ville. Sono sempre di più – ha spiegato l’esperto al Giornale di Sicilia – le tartarughe di questa specie abbandonate indisciplinatamente costituendo una minaccia per la conservazione delle specie autoctone”. L’alternativa sarebbe quella di ospitarle a pagamento in oasi private ad hoc, ma l’alloggio avrebbe ulteriori costi certamente insostenibili per il centro “sopravvissuto” ai tagli regionali grazie ai fondi europei del progetto Tartalife rivolta in particolare alla tutela della tartarughe marine Caretta caretta che vengono curate e liberate.

Il veterinario Calogero Lentini con due diverse specie di tartarughe americane
Il veterinario Calogero Lentini con due diverse specie di tartarughe americane

Mentre decine di tartarughe d’acqua americane, acquistate nei negozi e nelle fiere quando sono di piccole dimensioni, abbandonate dai loro proprietari non appena crescono e diventano “ingombranti”, restano “prigioniere” in attesa di adozione, perché la loro immissione incontrollata nei fiumi, laghi e stagni oltre ad essere un reato punibile penalmente, rappresenta anche un grave danno per la fauna e la flora autoctone. Iniziative per “l’adozione a distanza” anche dall’Enpa (www.enpaitalia.it) che trasferisce “gli esemplari raccolti in alcuni speciali centri di accoglienza in Italia controllati e protetti, dove potranno vivere serenamente per tutto il resto della loro lunga esistenza in un habitat idoneo. Ma per ogni tartaruga acquatica accolta in queste oasi viene chiesto un contributo di 50 euro che comprende sia le spese di viaggio sia quelle di permanenza nella nuova residenza”.

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