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“Che non ci vengano a parlare più di rilancio di turismo e cultura. I deputati regionali che hanno votato contro il referendum abrogativo delle norme che regolano le autorizzazioni e gli espropri per le trivellazioni, come prevede lo “Sblocca Italia”, hanno perso letteralmente il diritto alla parola. Si tratta di una pagina veramente triste del Parlamento siciliano, sicuramente non l’unica”.

A dichiararlo Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente Sicilia, che prosegue: “Ai signori deputati ricordiamo, per l’ennesima volta, che le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono però assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130 mila kmq di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come il turismo e la pesca. Ma evidentemente per i politici della nostra regione tutto ciò è del tutto privo di significato. Per loro coste, mare e territorio da salvaguardare e valorizzare sono solo parole vuote. Ma nel momento in cui votavano contro, con il voto del Consiglio regionale della Sardegna si sono raggiunte le condizioni previste dall’articolo 75 della Costituzione per poter presentare dinnanzi alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo per gli articoli dello ‘Sblocca Italia’ che autorizzano nuove trivellazioni. Quindi, – conclude Zanna- se ne facciano una ragione, anche noi siciliani potremo votare per dire no allo scempio del territorio”.

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