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L’agrumicoltura siciliana entra nell’era 3.0. La filiera agrumicola di Sicilia si aggrega, si confronta, propone idee e spunti di progettazione alle istituzioni e al mondo della ricerca scientifica, consapevole che l’innovazione di prodotto e l’evoluzione di un approccio di squadra, dialogato e condiviso sia il metodo migliore per uscire definitivamente dalla crisi. Queste, in sintesi, le istanze indicate al Governo Renzi dalle associazioni di categoria Agrinsieme (Cia, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop, Agci), Fruit Imprese, Coldiretti e le industrie di trasformazione, riunite dal Distretto Agrumi di Sicilia insieme ai Consorzi di Tutela, a Roma, nella sede del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per programmare, secondo un criterio di concertazione e di condivisione di obiettivi e strategie, il futuro dell’agrumicoltura sia in Sicilia sia nel resto del Paese.

Una lista di “cose da fare”, si legge in una nota del Distretto Agrumi di Sicilia, tracciata dagli stessi addetti ai lavori. Una rotta che sembra indicare una visione globale di politiche agricole che, se parte dal comparto agrumicolo siciliano, è certamente condivisibile per tutti i prodotti di qualità coltivati nel nostro Paese. Al workshop, introdotti dalla presidente del Distretto, Federica Argentati (agronomo ed esperta in cooperazione), sono intervenuti il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione e Rosaria Barresi, assessore regionale all’agricoltura. Erano presenti Rosa Giovanna Castagna per Agrinsieme (sigla che riunisce Cia, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop, Agci), Alessandro Chiarelli per Coldiretti, Salvo Laudani per Fruit Imprese, Vilfredo Rajmo (Associazione industrie agrumarie del C.L.A.M) e Corrado Vigo, presidente dell’Ordine degli agronomi siciliani.

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