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I Masai “sbarcano” in Sicilia. “A Dio piacendo saremo a Biancavilla per le feste, siamo già in viaggio verso Dar Salaam”, ha fatto sapere dalla regione di Iringa, in Tanzania, don Salvatore Ricceri, parroco siciliano missionario in Africa, condividendo su Facebook le foto di Enok e Imma “due guerrieri Masai che mi accompagneranno” e i video delle prime tappe del viaggio verso l’aeroporto di Dar Salaam per raggiungere prima Roma e poi Catania. I Masai, fra le tribù africane ancora poco attratte dal sistema di vita europeo, parteciperanno per la prima volta alle tradizionali feste religiose e popolari siciliane in programma ad ottobre a Biancavilla, nel Catanese: la festa del patrono del paese San Zenone e quelle per San Placido e per la Madonna dell’Elemosina. Saranno attratti dall’Italia?

“I Masai, pastori espertissimi e guerrieri terribili di origine nilo-camitica, nel XIX erano organizzati in 7 diverse tribù e con conoscevano una certa prosperità. Alti, di bell’aspetto, solenni nelle movenze, vestono un abito caratteristico e sono fieri della propria cultura e tradizione. Il loro territorio si trova tra il Kenya e la Tanzania, ma sono presenti anche in altre parti dell’Africa”, spiega Margherita La Rocca, docente di antropologia culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e autrice del libro “L’uomo e dintorni” in cui studia, tra l’altro, etnie e tribù africane tra religione e magia. “Quello dei Masai – aggiunge La Rocca – è uno dei pochissimi popoli della Tanzania e dell’Africa non ancora conquistati dal sistema di vita europeo, anche se un gruppo sempre maggiore va avviandosi verso altre occupazioni e i giovani sono spinti all’istruzione. Comprendono che se non accettano il progresso rischiano di soccombere rispetto alle altre tribù più progredite”.