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La vendemmia 2015, che si avvia oramai a conclusione, per Planeta segna l’anno di nascita della sesta cantina, a Capo Milazzo, nella tenuta La Baronia, che da appena qualche settimana è operativa e ha già accolto le uve Nero d’Avola e Nocera che daranno vita alla prima annata di Mamertino.
Per concludere il nostro viaggio nella viticultura siciliana, infatti, mancava il nord est dell’isola. Arriviamo qui dopo aver dato vita, nell’arco degli ultimi vent’anni, ad altre cinque tenute in quattro territori d’eccellenza del vino siciliano, portando avanti contemporaneamente un ambizioso progetto di ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni e un’interpretazione unica, su questi terroir, dei grandi vitigni internazionali. Con il motto “Per ogni territorio, la sua cantina”, abbiamo fatto nascere prima i vigneti e le cantine di Ulmo (Sambuca di Sicilia) e Dispensa (Menfi), poi siamo arrivati a Dorilli (Vittoria) per fare il nostro Cerasuolo, a Buonivini (Noto) per il Nero d’Avola e il Moscato, a Feudo di Mezzo, sull’Etna, per il Nerello e il Carricante.

A Capo Milazzo, luogo straordinario e dedicato alla viticoltura sin dal tempo dei Romani, abbiamo dato vita a questo nuovo progetto con l’idea di tornare a produrre il Mamertino: per noi si tratta di un progetto di viticoltura sostenibile, non solo dal punto di vista della coltivazione e della produzione, ma dal punto di vista ambientale, sociale, economico che rivolge i propri obiettivi ad un auspicato effetto traino per tutto il territorio circostante.

La Doc che tutela il Mamertino ne ha trovato ancora pochissimi interpreti ed era prossima all’estinzione, per questo ci siamo entusiasmati all’idea di intervenire nella valorizzazione di questo vino prezioso, uno dei più antichi della storia dell’Isola: tracce della sua prima produzione risalgono al 289 a.C., ad opera dei Mamertini che ne fecero apprezzare le qualità a Giulio Cesare, al punto che lo offrì in occasione del banchetto del suo terzo consolato e lo citò nel “De Bello Gallico”, e a Plinio, che lo pose al quarto posto nella sua famosa classifica di 195 vini.

Abbiamo dato vita al progetto della tenuta La Baronia, incontrando la Fondazione Lucifero, proprietaria di queste terre magnifiche e ricche di storia (proprio qui, guidati da Gaio Duilio, i Romani conseguirono la loro prima vittoria sulla flotta cartaginese): l’altopiano di quasi 30 ettari sembra sospeso sullo specchio d’acqua che bagna le Eolie, esattamente tra la montagna e il mare, con spiagge incantevoli e quasi irraggiungibili se non dal folto della macchia mediterranea. Il lavoro agricolo versava fino al 2011 in uno stato prossimo all’abbandono: l’incontro con questo luogo magico e con le persone che oggi gestiscono la Fondazione ha reso possibile questa nuova avventura.

La Baronia è la più piccola delle nostre aziende – 8 ettari di vigneto, circondati da 20 ettari di oliveti secolari di cui pure ci stiamo occupando con un incisivo intervento di ripristino – ma com’è evidente è già piena di significati, di memoria e di idee.

Quattro ettari di vigna sono già produttivi nel rispetto del disciplinare, ovvero con il 60% di Nero d’Avola e il 40% di Nocera, e contiamo che la nostra produzione rappresenterà il 35% del totale della Doc Mamertino. Abbiamo scelto sistemi di viticoltura in pieno equilibrio col territorio, che utilizzano forme di allevamento tipiche delle zone marine, come l’alberello appoggiato, e senza irrigazione.

La nostra volontà è quella di introdurre in via sperimentale anche tre varietà reliquie: il Vitraruolo, la Lucignola e la Catanese Nera, tipiche della zona ma da tempo abbandonate, che saranno oggetto di una lenta ricerca che potrà eventualmente dare inizio al  percorso di omologazione della varietà,  che un giorno potrebbero diventare parte dell’uvaggio che compone il Mamertino.

Si tratta quindi di una vera operazione di recupero culturale e soprattutto di recupero di una biodiversità altrimenti perduta, che ci auguriamo difenderà per sempre il sito, unico per posizione e valenza paesaggistica, da progetti di edificazione e sfruttamento di altro genere.

Noi per primi abbiamo appena finito di costruire la nuova cantina, con vista sul mare, lasciandoci guidare, come sempre, dal criterio dell’avanguardia architettonica, dell’ecosostenibilità e del minimo impatto sul paesaggio: in questo caso nasce con una struttura piccola e leggera, di ferro e pietra, pensata per essere temporanea e interamente “asportabile” senza danno per il territorio.

Ci auguriamo che questo progetto servirà anche a promuovere un recupero di interesse su una zona, come Capo Milazzo, che pochi conoscono ma che è impossibile non amare: dove c’erano solo sterpaglie, ora ci sono nuove vigne costeggiate dai sentieri naturalistici e attraversate dai camminamenti che è nostro desiderio rendere fruibili agli ospiti.

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