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Gli ultimi crolli nel centro storico di Agrigento, riaprono con forza il dibattito sulla città nella sua dimensione complessiva e sulla gestione del suo centro storico. A quasi 50 anni dalla frana del ‘66, è necessaria più che mai una riflessione sulla città antica e su quella moderna, dal centro alla periferia, su un luogo che mostra i segni evidenti della mancanza di una vera e propria cura amorevole e di strategie che siano in grado non solo di risanarlo e mantenerlo, ma, soprattutto di offrire una nuova prospettiva di rilancio, capace di attivare una rifondazione urbana e di rigenerare nuova bellezza. Troppi sono gli errori, le disattenzioni perpetrate nel tempo, tante le azioni compiute, anche inconsapevolmente, a danno di un tessuto edilizio e storico che non può identificarsi solo come un problema (così come ogni amministrazione lo ha sempre inteso) come una continua minaccia alla pubblica incolumità, ma che deve finalmente intendersi come una concreta opportunità per il rilancio dell’intero contesto urbano.

La città, il suo centro storico, necessita certamente d’interventi urgenti e straordinari (perché urgenti e straordinarie sono le sue criticità), ma ha bisogno soprattutto di una nuova visione, una strategia complessiva che finalmente inverta la tendenza verso il declino e l’inesorabile distruzione. Per questo ritengo che non si possa continuare all’infinito a rimediare, episodio dopo episodio, a crolli improvvisi o inseguire risanamenti sporadici, ma sia giunto il momento di attuare un’azione mirata e prospettica, che risolva problematiche puntuali, ma che contemporaneamente riorganizzi la città nel suo insieme, valorizzando ogni singolo spazio all’interno di una vera logica strutturale ad ampio raggio, che sappia tener conto della storia e della modernità, dell’integrità del patrimonio, ma anche dell’accessibilità dei percorsi e di un abitare che sappia coniugare tradizione e funzionalità.

È necessario stimolare un dibattito che renda partecipi tutti i cittadini, le istituzioni e le forze sane della città, da cui scaturisca l’identificazione precisa dei problemi, al fine di ricercare soluzioni adeguate. È tempo di azioni concrete che diano il senso di una politica condivisa da tutta la classe dirigente, che mirino a un reale rinnovamento.

Ritengo, infatti, che occorra con urgenza istituire un tavolo strategico di coordinamento tra tutti gli attori preposti alla gestione del territorio, alla sua tutela e al suo recupero, con il pieno supporto anche dell’Università, degli Ordini Professionali, e di tutti gli uffici tecnici territoriali i quali, ognuno per il proprio ruolo, devono mettere in campo tutte le forze e le competenze di cui dispongono per far si che Agrigento possa dotarsi di un condiviso, ampio, esecutivo progetto strategico. Alla classe politica, di cui faccio parte, ai loro rappresentanti in seno a tutte le Istituzioni Pubbliche, chiedo un impegno leale e fattivo, di coordinamento, reperimento delle necessarie risorse finanziare ed il più celere snellimento delle procedure atte all’esecuzione e alla messa in opera di una azione comune. Penso, insomma, Agrigento come un progetto di rinascita urbana in cui l’architettura sostenibile tenga conto della tutela e conservazione del paesaggio e dell’immenso patrimonio storico, edilizio e monumentale.

Dal canto mio in questi anni, per il ruolo che sono stata chiamata a svolgere, ho messo in campo alcune attività parlamentari atte alla ricerca di soluzioni concrete, proponendo leggi indirizzate alla tutela del patrimonio edilizio storico (attraverso il recupero di risorse mediante l’utilizzo delle fonti rinnovabili), chiamando in città illustri architetti, per accogliere idee innovative sulla città e sul suo contesto territoriale, territorio, per precisare meglio il necessario equilibrio tra storia e futuro, per provare a tracciare insieme la strada più corretta da percorrere.

Credo infatti che il territorio (nella sua estensione che va dalla collina alla costa), la città (con la sua stratificazione storica, i suoi centri e le sue periferie), il paesaggio (che mescola archeologia e presente) costituiscano sostanzialmente il bene comune da tutelare, non solo a vantaggio delle donne e degli uomini di questo tempo, ma soprattutto per le generazioni future. Non c’è più tempo per le vane parole, per le contrapposizioni o le diatribe di parte. Non c’è alcuna buona ragione che oggi suggerisca di continuare a percorrere una strada che non ha visto sin d’ora alcuna via d’uscita.

Il mio ruolo di parlamentare e di cittadina sarà quindi, da oggi ancor di più, inevitabilmente e sempre più completo, e per il ruolo che rivesto indirizzato ad avviare un coordinamento di tutte le Istituzioni presenti sul territorio. Ruolo delle Istituzioni, di cui sono e mi sento orgogliosamente parte, è tracciare la strada, agevolare la quotidianità e guardare al futuro. Per questo ognuno sarà chiamato alle proprie, ineludibili, responsabilità, a cominciare dalla sottoscritta, al cospetto dei propri concittadini, perché ritengo davvero che sia giunto il momento di ergerci a guida della Città e del territorio, in attesa del giudizio giusto e severo delle future generazioni.

Maria Iacono – Deputata del Pd

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