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Sempre più ostile il clima attorno a Rosario Crocetta. Le opposizioni preparano la mozione di sfiducia e c’è chi, come Nello Musumeci, rilancia l’idea delle dimissioni in massa dall’Ars per tornare alle urne. Ma è il fuoco amico a rappresentare l’insidia maggiore. Sicilia futura di Totò Cardinale, certo, che si è sfilata da maggioranza e governo. Ma soprattutto i renziani. E la pratica torna sul tavolo del Nazareno, così come la tentazione del voto anticipato. Idea mai abbandonata del tutto da Davide Faraone.

I quattro assessori legati all’area del Premier restano sulla soglia di Palazzo d’Orleans, tanto che ieri erano a un passo dalla clamorosa diserzione in occasione della prima riunione di Giunta del debolissimo Crocetta quater. L’emergenza forestali ha impedito di cristallizzare lo strappo, ma restano le tensioni. Rappresenta un segnale poco tranquillizzante per Crocetta il rinvio del vertice di Palazzo Chigi sui conti in rosso della Regione che era fissato per oggi. Così come sembrano essere una messa in mora le parole di Giuseppe Bruno, presidente dell’Assemblea del Pd siciliano, anch’egli renziano: “C’èe’ una sensazione di inaffidabilita’ riguardo al governo regionale”, dice alla Tgr Sicilia, “e questo probabilmente ha prodotto ancora una volta un irrigidimento da parte del governo nazionale. Ci si domanda perchètrasferire risorse destinate esclusivamente a tappare i buchi di bilancio senza una programmazione di politiche di sviluppo e di crescita”.

“Sarebbe gravissimo – è la replica di Crocetta – se si confondesse il piano politico con quello istituzionale”. Cosi’ resta attualissimo il tema del voto anticipato: “Siamo convinti anche noi – dice il coordinatore di Sicilia futura Nicola D’Agostino – che senza un raccordo forte con il governo nazionale, oggi non garantito, questa esperienza politica rischia di concludersi anticipatamente”. (AGI)