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Novità sulle indagini per il delitto del piccolo Loris Stival, ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina. Cinque perizie suppletive depositate alla cancelleria del Tribunale il 19 novembre dal Pubblico ministero, Marco Rota: quattro riguardano aspetti tecnici in merito all’allineamento delle telecamere che hanno scandito i tempi di quella mattina del 29 novembre e dei giorni precedenti, alla riconoscibilità dell’auto di Veronca Panarello e all’ingresso ed uscita delle sagome dall’abitazione della famiglia Stival. La perizia medica datata 18 settembre, firmata da Giuseppe Iuvara e Giovanni Bartoloni sembrerebbe fugare ogni dubbio in merito al fatto che i polsi del bambino siano stati legati dopo, quando Loris, secondo i tecnici era già in uno stato di “grave compromissione di coscienza, ovvero a funzioni vitali irrimediabilmente compromesse” ed e’verosimile che il mezzo usato per legare le manine, giunte, sia lo “stesso mezzo usato per lo strangolamento”.

Intanto, Davide Stival viene risentito dagli inquirenti, il 16 novembre negli uffici della Squadra Mobile di Ragusa in questura. Ci sono poliziotti e carabinieri a cui com’è noto sono affidate congiuntamente le indagini. Domande per comprendere evidentemente alcuni aspetti del racconto che Veronica “ridefinisce”. Macchinosa la ricostruzione della consegna delle fascette. Davide, dal racconto che fa agli inquirenti ha percepito subito, secondo quanto ricostruisce l’Agi, che qualcosa non andava. Le fascette non erano al “solito posto”, “le fascette non erano a vista, in quanto, tolte dalla mensola su cui erano solitamente riposte, le ho rinvenute dietro ad altri oggetti”. Poi Veronica a consegna delle fascette avvenuta, chiede con insistenza al marito di verificare se ce ne siano anche in macchina. Nulla nell’abitacolo, nel cofano non ha controllato. Gli inquirenti chiedono poi a Davide se ha mai visto giocare Loris con le fascette. Risposta affermativa. Loris in passato, secondo quanto ricorda il padre, aveva legato con quelle fascette dei pupazzi alla culla del fratellino, lo aveva visto fissare i cerchioni della macchina della sua mamma un paio di settimane prima. Le aveva utilizzate anche per altri scopi, incalzano gli inquirenti. “No, non ha mai utilizzato le fascette per scopi diversi da quelli descritti”.

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