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Sono 2 mila le persone che si sono rivolte al centro di ascolto diocesano in 5 anni di attività: 1019 uomini e 981 donne. Il sostegno e l’accompagnamento della chiesa agrigentina è stato rivolto all’intero nucleo familiare, pertanto a circa a 8000 persone. In media il 69,43% delle persone incontrate è di cittadinanza italiana, mentre gli stranieri si attestano al 30,57%.

Il report nasce dal lavoro dell’osservatorio diocesano per le povertà e le risorse, che ha il compito di elaborare i dati raccolti dai centri di ascolto Caritas (Cda) per offrire alla chiesa diocesana un quadro complessivo delle sue fragilità e delle risorse, provando a sintetizzare cinque anni di ascolto del territorio (2010-2014), evidenziandone l’evoluzione sociale. I dati evidenziano come dal 2010 al 2014 ci sia stato un generale peggioramento della condizione socio-economica e professionale delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto: lo status più diffuso è quello di disoccupati (70,16%), seguono gli occupati (18,33%), i pensionati (5,09%), gli inabili parzialmente/totalmente al lavoro (2,07%) ed i casalinghi (1,65%).

“Un aspetto non secondario, riscontrabile dalle storie delle persone che si sono rivolte al Cda, è che per le cosiddette ‘famiglie abituali’ – si legge nel report – cioè che regolarmente chiedono aiuto, la mancanza di un’occupazione è, spesso, solo la punta dell’iceberg di una serie di disagi di varia natura (difficoltà relazionali, familiari, giudiziarie, etc)”.La tipologia di intervento prevalente è rappresentata dall’erogazione di sussidi attraverso il pagamento di servizi (utenze, tasse, affitti) (32,36%). Non indifferenti sono le percentuali riconducibili ai coinvolgimenti (27,65%). Seguono poi gli interventi relativi ai beni materiali (9,42%), consulenze (8,51%) e orientamento (8,37%).

“Esiste un consistente squilibrio tra il numero complessivo delle richieste e quello degli interventi specie nelle ipotesi di richieste di sussidi economici, lavoro e beni/servizi materiali – precisa ancora il report -. Nel caso di sussidi economici, malgrado anche tra gli interventi figurino al primo posto, lo scarto rispetto alle richieste è sostanziale”. Significative sono le percentuali registrate per gli interventi riguardanti i “coinvolgimenti” delle parrocchie che, oltre a riflettere la metodologia del lavoro di rete, rispondono alle finalità pastorali di accompagnamento e di sostegno delle famiglie in difficoltà. Il coinvolgimento delle parrocchie e dei gruppi ecclesiali risulta in media il 63,10% ed è aumentato nel corso degli anni grazie alla sensibilizzazione e all’apertura dei Centri di ascolto parrocchiali.

“La Caritas ha una funzione prevalentemente pedagogica – dichiara il direttore della Caritas di Agrigento Valerio Landri -. Ascoltare è il primo modo per dire al povero che ci interessa come persona e non come somma di bisogni, che anche lui è una ricchezza per noi, che dalla sua storia anche noi possiamo imparare qualcosa per la nostra vita. Questo ci mette in movimento, per usare la nostra creatività, sensibilità, intelligenza e tutte le nostre competenze perchè si possa concretizzare il progetto di una comunità in cui ciascuno può trovare posto. Questo vuol dire sostenere ed accompagnare, cioè farsi prossimo, evitando il rischio di sostituirsi alla persona in ciò che questa può fare con le proprie risorse, per non deresponsabilizzarla, ma anzi perchè partecipi attivamente al processo di risoluzione delle sue difficoltà”.(www.redattoresociale.it)

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