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Malgrado Cattolica Eraclea sia spesso teatro di gravi fatti di cronaca che richiedono gli interventi delle forze dell’ordine, è chiusa da più di due mesi per “inagibilità” della struttura la caserma locale dell’Arma dei carabinieri.

In questi giorni, quindi, stanno lavorando con non poche difficoltà i carabinieri della locale stazione, diretti dal maresciallo Liborio Riggi, costretti a fare la spola tra Cattolica Eraclea e Montallegro per svolgere accertamenti tecnici e interrogatori sulla morte di Giuseppe Miceli, il marmista sessantasettenne trovato ieri all’alba dal fratello maggiore in una pozza di sangue e con diverse ferite al mento e alla testa all’interno del suo ufficio in via Crispi.

La caserma dei carabinieri è stata chiusa al pubblico e ai militari il 24 settembre scorso per rischio crolli dal soffitto a margine di un sopralluogo dei vigili del fuoco alla presenza del vice prefetto Giovanna Termini, del colonnello Mario Mettifogo, comandante provinciale dei carabinieri, del capitano Ernesto Fusco, che guida la compagnia di Agrigento da cui dipende Cattolica Eraclea, e del sindaco Nicolò Termine.

“Spero che – ha detto ieri il sindaco preoccupato per l’ennesimo grave fatto di cronaca – possa essere riaperta al più presto la caserma dei carabinieri, un presidio di sicurezza e legalità che  non può mancare a Cattolica Eraclea. Abbiamo messo per iscritto la nostra disponibilità a riparare i danni al soffitto della struttura completamente a spese del Comune. Anche sui costi dell’affitto abbiamo avviato una discussione e siamo disponibili a qualsiasi soluzione purché si riapra la caserma. Riproporrò domani la questione – ha spiegato il sindaco – durante l’incontro tra il prefetto di Agrigento Nicola Diomede e i sindaci della provincia convocato per discutere degli atti intimidatori nei confronti di diversi amministratori dell’Agrigentino”.

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