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Proseguono a tamburo battente le indagini sull’omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, single, ucciso domenica scorsa nel suo ufficio in via Crispi, una delle traverse della centralissima via Oreto. In questi giorni, oltre a diversi interrogatori, sono state eseguite perquisizioni a raffica a casa di diverse persone. Gli inquirenti non brancolano nel buio. Anzi: l’impressione è che il cerchio attorno agli assassini si stia stringendo sempre di più. I sospetti degli investigatori si starebbero concentrando su due o più persone, anche se ancora non c’è formalmente nessuno iscritto del registro degli indagati della procura della Repubblica di Agrigento. In particolare le attenzioni investigative sarebbero focalizzate su un pregiudicato cattolicese sul quale i carabinieri non mollano la presa. L’inchiesta, su cui stanno lavorando nel massimo riserbo i carabinieri di Cattolica Eraclea diretti dal maresciallo Liborio Riggi, è coordinata dal sostituto procuratore Silvia Baldi. Si resta in attesa degli esiti delle analisi scientifiche dei carabinieri del Ris di Messina sui reperti e sulle tracce biologiche ritrovate sul luogo del delitto. Una svolta potrebbe arrivare proprio grazie alle diverse tracce di sangue ritrovate sul pavimento e a possibili impronte digitali. Non sono da escludere clamorose novità. Il marmista cattolicese, conosciuto e apprezzato da tutti in paese, sarebbe stato ucciso molto probabilmente al culmine di una colluttazione, con diversi colpi alla testa inferti, a quanto pare, con un pezzo di granito, secondo le prime indiscrezioni emerse dopo l’esito dell’autopsia svolta nella camera mortuaria dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento da due medici, uno di Sciacca e uno di Palermo. La salma dell’uomo non è stata ancora dissequestrata e riconsegnata ai familiari per il funerale, segno evidente che dovranno essere svolti ulteriori accertamenti e comparazioni di elementi biologici. Ad uccidere l’uomo, che aveva il vizio delle scommesse e dei giochi legati al Lotto che in alcuni casi l’avrebbero portato ad indebitarsi, sarebbero state almeno due persone. Sul movente del delitto, oltre alla pista della rapina finita in tragedia o quella della possibile lite sfociata nell’omicidio, altre ipotesi investigative sarebbero al vaglio degli investigatori. L’artigiano, quel giorno, secondo la testimonianza del fratello maggiore, avrebbe dovuto avere nelle tasche dei pantaloni qualcosa come 250-300 euro che però non sono stati trovati, forse se ne è appropriato chi lo ha ucciso. La situazione è molto delicata e la tensione è altissima. Intanto, in molti, continuano a ricordare le qualità umane e professionali di Giuseppe Miceli anche su Facebook. “Avrò sempre un bel ricordo della tua professionalità, eri bravissimo nel lavoro. Condoglianze alla famiglia per la tua perdita”, scrive Giovannina Gurreri. “Che la terra ti sia lieve”, scrive Carmela Ragusa aggiungendo: “Pino: lavoratore indefesso, d’animo buono, persona molto educata e rispettosa. Una vera persona per bene. Peccato!”.

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