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“Sto bene, sto bene. Quando si ha la serenità di essere a posto con la propria coscienza e ricevere l’affetto di tante persone che ti vogliono bene si deve stare bene, c’è bisogno di star bene anche se ci si porta dietro cinque anni di grande sofferenza. La sofferenza, secondo Manzoni, era il principio della redenzione. Prendiamola così”.

Rieccolo “tra la gente” nella sua Raffadali Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione siciliana ed ex senatore dell’Udc uscito due giorni fa dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato la condanna per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento alla mafia. Ad accoglierlo tra applausi, baci e abbracci, ieri mattina in via Rosario, davanti l’abitazione della madre Ida, un centinaio di persone.

Pochi i politici se non quelli locali, tanta la gente del suo paese. E anche un regalo che ha sorpreso l’ex governatore rendendolo felice come un bambino. “Un regalo per Totò. E’ una moto Morini, 150 di cilindrata, del 1972. E’ una moto d’epoca pronta per fare un giro del paese così come quando avevamo 16 anni”, ha detto il farmacista di Raffadali Mimmo Arcuri, amico d’infanzia dell’ex governatore. “La sua moto (quella di Cuffaro ndr) è andata distrutta, è irrecuperabile. Io ce l’ho ancora e ho deciso, assemblando i pezzi di due moto, di farne una per lui. Sarà una sorta di ritorno agli anni della nostra adolescenza”.

“Non farò più politica attiva, ma sono pronto, se me lo chiedono, a dare aiuto e consigli per ricostruire un’area moderata che ha ancora molto spazio e consenso”, ha spiegato Cuffaro ribadendo che, dopo un periodo in famiglia, intende fare il medico volontario in un ospedale del Burundi. “Rosario Crocetta – secondo Cuffaro – è un presidente della Regione inadeguato. E’ certamente una brava persona, ma è inadeguato a governare la Regione”.

L’impegno politico di “Totò vasa vasa” continuerà comunque in altre forme. “Ho preso la tessera del Partito Radicale di Marco Pannella – ha spiegato – perché condivido la grande battaglia a favore dei detenuti e per l’umanizzazione delle carceri. Solo per questo. Andrò al congresso di Nessuno tocchi Caino perché io credo che tutti abbiano diritto alla speranza di poter tornare a vivere, se sentono dentro di loro di avere espiato una colpa e di averlo fatto con convinzione. Purtroppo questo nostro Paese non a tutti dà questa possibilità, perché continuare a tenere l’ergastolo ostativo a vita, avere la presunzione di rieducare le persone con l’ergastolo negandogli la speranza di tornare fuori non credo sia un principio rieducativo. In carcere dagli ergastolani ho avuto grandi lezioni di vita che credo di dover restituire aiutando queste persone”.

Cuffaro condivide l’appello di Papa Francesco per amnistia e indulto in occasione del Giubileo Straordinario. “Papa Francesco è un grande uomo, ho avuto modo di stargli vicino e di baciargli la mano quando è venuto a Rebibbia. E’ il Papa della persone umili, è venuto in mezzo a noi abbracciando tutti. E’ un Papa straordinario”. Dopo una breve chiacchierata con i giornalisti l’ex governatore è andato subito ad abbracciare la madre di 92 anni. Ho a lungo desiderato l’abbraccio a mia madre che mi è stato negato disumanamente da un giudice di sorveglianza”.