SHARE

Una figura sui generis, di cui molto poco si è detto e narrato, dal 2012 ha fatto irruzione nel panorama controverso della mafia agrigentina. Si tratta di Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro, padre ucciso nella guerra di mafia, da non confondere con l’omonimo di 60 anni, finito indagato nell’inchiesta Icaro con la retata di dieci giorni fa a cura della Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi.

La sua figura – come racconta il settimanale Grandangolo diretto da Franco Castaldo – emerge dalle “carte” giudiziarie sottoscritte dai Pm della Dda di Palermo che ne tracciano questo profilo, svelandone trascorsi e posizione. Vincenzo Marrella (cl. 74) nel marzo 2012, rese una serie di dichiarazioni relativamente alla famiglia mafiosa di Montallegro ed ai possibili responsabili dell’omicidio del padre.

Nel corso dell’interrogatorio effettuato il 21.03.2012 innanzi ai sostituti procuratori Fulantelli e Ravaglioli, Vincenzo Marrella cosi riferiva in ordine alle questioni legate al coinvolgimento della famiglia mafiosa di Montallegro nelle vicende di Cosa Nostra agrigentina: “Credo di avere scoperto gli autori dell’omicidio di mio padre Lorenzo Marrella ucciso il 12 febbraio 1998. Mio padre apparteneva a Cosa Nostra, prima come soldato e poi, poco prima di morire, come consigliere della famiglia di Montallegro.

Alla famiglia mafiosa appartengono anche Marrella Damiano e Marrella Vincenzo, entrambi cugini di mio padre, mio zio Stefano, fratello di mio padre, che quando mio padre era vivo, era solo un avvicinato e faceva il corriere per conto di mio padre; Prima della sua morte mio padre era il consigliere di Marrella Damiano che era il capo della famiglia mafiosa di Montallegro e che ora e in carcere per cui in questo momento il comando lo ha Marrella Vincenzo che comanda con Tortorici Francesco del 1980\1981; altri soggetti vicini alla famiglia mafiosa di Montallegro sono […] il figlio di Marrella Damiano cioè Marrella Stefano che fa l’ingegnere, […], Tortorici Giuseppe padre di Francesco…”.

E da qui comincia la “sua” storia anche se i magistrati segnalano con veemenza: “Le dichiarazioni di Marrella non hanno tuttavia consentito di raccogliere elementi di collaborazione da parte del Marrella, che, come appare evidente dalla letture dei verbali, ha omesso varie circostanze, minimizzando o addirittura negando il proprio coinvolgimento nella famiglia”.

Continua Marrella: “Quando ero piccolo mio padre mi raccontava tutto quanto riguardava la famiglia mafiosa di Montallegro in quanto voleva farmi capire cosa era Cosa Nostra e me ne voleva tenere lontano. Sono a conoscenza dell’attuale struttura di Cosa Nostra in quanto gli attuali componenti mi hanno sempre ritenuto in qualche modo affidabile. Prova ne e che sono stato personalmente incaricato di compiere un atto intimidatorio nei confronti dell’ispettore di Polizia cui di recente e stato arrestato il figlio per omicidio; in quella circostanza e stata bruciata l’auto del poliziotto e autori siamo stati io, omissis e Marrella Vincenzo; i fatti risalgono al 2000 se mal non ricordo”.

Marrella oltre che della mafia di Montallegro parla anche di boss, presunti tali e gregari della cosca di Cattolica Eraclea, un tempo potentissima anche per via dei legami con i clan italo-canadesi dei Rizzuto di Cattolica Eraclea e dei Caruana di Siculiana. (segue su Grandangolo n. 48 del 2015)