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Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro, padre ucciso nella guerra di mafia, da non confondere con l’omonimo di 60 anni, finito indagato nell’inchiesta Icaro con la retata di dieci giorni fa a cura della Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi.

La sua figura emerge dalle “carte” giudiziarie sottoscritte dai Pm della Dda di Palermo che ne svelano trascorsi e posizione. Vincenzo Marrella (cl. 74) nel marzo 2012, rese una serie di dichiarazioni – come racconta il settimanale Grandangolo diretto da Franco Castaldo – relativamente alla famiglia mafiosa di Montallegro ed ai possibili responsabili dell’omicidio del padre. Parla anche delle famiglie mafiose di Cattolica Eraclea e Siculiana.

L’OMICIDIO DEL PADRE: Ho capito chi è stato il responsabile della morte di mio padre giovedì 15 marzo 2012. Già nelle settimane passate ero stato contattato da tale Catalano Giuseppe che mi riferiva che DI SALVO Pasquale recentemente uscito dal carcere voleva incontrarmi; Catalano mi riporto nuovamente l’ambasciata domenica scorsa fissando l’appuntamento per mercoledi 14; l’appuntamento salto per problemi di Catalano e fu rinviato al giorno successivo; Io ho preso tempo per informare i Carabinieri e ne ho parlato con il maresciallo Pecoraro di Montallegro a cui ho chiesto anche, se necessario, di microfonarmi; giovedi 15 la mattina Calogerino Bruno di Siculiana, cugino di Calogero Bruno figlio di Salvatore Bruno ucciso, mi disse di prepararmi perche di li a poco sarebbe venuto a prendermi Catalano; Calogerino Bruno mi disse che Di Salvo voleva chiarimenti circa i fucili dei fratelli Cuffaro e il furto di pecore; sono quindi andato all’incontro con Di Salvo e giustificai i miei ritardi dicendogli di temere di essere controllato dalle forze dell’ordine e quindi di non potermi muovere liberamente. Ho detto a Di Salvo che i fucili del Cuffaro, soprannominati i tartari, erano stati rubati da Marrella Franco e che di conseguenza mio padre non aveva nessuna responsabilità del furto; non dissi pero al Di Salvo che istigatore del furto era stato Marrella Damiano; ho anche detto al Di Salvo che io avevo trovato i fucili e li avevo consegnati a mio padre e gli ho raccontato anche la storia del furto delle pecore; ho anche detto a Di Salvo che del furto delle pecore mio padre non ne sapeva nulla; Callea Alfonso era cognato di Callea di Siculiana, cognato di uno detto santomonaco scomparso da Siculiana molti anni fa (Santo Caldarella, appartenente al gruppo Caruana e Cuntrera, scomparso nell’agosto del 1984 ndr); non so dire di che fucili si trattasse in quanto non sono esperto in armi; Di Salvo mi disse di sapere di un incontro tra mio padre e Sciara Filippo avvenuto qualche giorno prima della morte di mio padre e voleva sapere di cosa i due avessero discusso.  (segue su Grandangolo n. 48 del 2015)