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Dopo aver raccontato quello che sa del delitto del padre ucciso nella guerra di mafia, Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro –  da non confondere con l’omonimo di 60 anni, finito indagato nell’inchiesta Icaro con la retata delle scorse settimane a cura della Squadra mobile di Agrigento guidata da Giovanni Minardi – racconta di altri delitti. Una guerra senza fine tra Cattolica Eraclea, Montallegro e Siculiana.

La figura di Vincenzo Marrella emerge dalle “carte” giudiziarie sottoscritte dai Pm della Dda di Palermo che ne svelano trascorsi e posizione. Vincenzo Marrella (cl. 74) nel marzo 2012, rese una serie di dichiarazioni – come racconta il settimanale Grandangolo diretto da Franco Castaldo – relativamente alla famiglia mafiosa di Montallegro ed ai possibili responsabili dell’omicidio del padre. Parla anche delle famiglie mafiose di Cattolica Eraclea e Siculiana.

OMICIDIO BRUNO: io ho detto a Di Salvo che i due avevano iniziato a parlare della morte di Salvatore Bruno ma che poi mi avevano fatto allontanare; nei giorni successivi però mio padre mi aveva detto che Filippo Sciara era convinto che Salvatore Bruno fosse stato coinvolto nell’omicidio dei fratelli Renna essendo stato riconosciuto come il conducente del ciclomotore con i baffi che aveva fermato l’auto dei Renna; mio padre lo smentì raccontando una diversa versione dell’omicidio; secondo mio padre, che si trovava a pascolare le pecore nei paraggi del luogo dell’omicidio dei fratelli Renna, Bruno Salvatore non aveva partecipato all’omicidio dei Renna in quanto era stato confuso con Liborio Capraro o Craparo avendo entrambi i baffi; secondo mio padre autore dell’omicidio dei Renna furono il citato Capraro, Iacono Francesco e Nino Lumia che mio padre aveva visto aggirarsi nei paraggi il giorno dell’omicidio.

OMICIDIO IACONO: Dopo l’omicidio dei fratelli Renna, poichè Iacono Francesco, braccio destro di Marrella Damiano, aveva subito un attentato e aveva deciso come ritorsione di eliminare i capi famiglia della zona, mio padre andò da Terrasi Domenico dicendo che sarebbe stato probabilmente lui la prossima vittima di Iacono; Domenico Terrasi parlo allora con Capizzi Mario detto Giuseppe che autorizzo l’omicidio di Iacono Francesco; fu incaricato dell’omicidio Marrella Damiano che rifiuto in quanto compare di Iacono.

Quindi, furono incaricati Marrella Vincenzo a cui mio padre consegnò la pistola, Terrasi Domenico e Amodeo Gaetano armati di mitraglietta e fucile a pompa. Durante l’omicidio venne ucciso anche Saro Vinti che si trovava casualmente con Iacono. Saro VINTI era vicino a Filippo Sciara; Marrella Damiano era andato da Cesare Lombardozzi accusando mio padre di avere rubato i fucili e le pecore e accusandolo di essere responsabile dell’omicidio di Vinti; Iacono Francesco era stato vittima di un attentato poco prima di essere ucciso e sosteneva che i fratelli Renna avessero fatto l’attentato; mio padre lo disse a suo cugino Marrella Damiano; io ho raccontato il tutto a Pasquale Di Salvo e gli ho anche detto che Vinti non doveva morire ma che obiettivo dell’agguato era il solo Iacono Francesco; Di Salvo Pasquale dopo avere saputo questi fatti ha capito come erano andate le cose e che, quindi, Filippo Sciara era stato ingannato e mi ha detto che Marrella Damiano avrebbe dovuto rendere conto del suo operato prima a lui e poi a quelli di Montallegro sicche ne ho dedotto che ad uccidere mio padre era stato Sciara sulla base delle false indicazioni di Marrella Damiano. Dopo l’omicidio di mio padre io sono andato a chiedere notizie a Santa Elisabetta da Fanara Giuseppe; io ero con Marrella Stefano, fratello di mio padre; Giuseppe Fanara era all’epoca il capo provincia dopo Fragapane Leonardo.

Tutte storie che hanno aperto nuovi scenari sul fronte delle indagini per contrastare la mafia da prendere comunque con le pinze anche in considerazione del fatto che i magistrati segnalano con veemenza: “Le dichiarazioni di Marrella non hanno tuttavia consentito di raccogliere elementi di collaborazione da parte del Marrella, che, come appare evidente dalla letture dei verbali, ha omesso varie circostanze, minimizzando o addirittura negando il proprio coinvolgimento nella famiglia”. (leggi l’articolo intero su Grandangolo n. 48 del 2015)