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Con tre giorni di anticipo rispetto al resto d’Italia è scattata in Sicilia la corsa all’affare scontato. La stagione dei saldi invernali nell’Isola, così come in Basilicata, Campania e Valle d’Aosta, è partita stamani e per i commercianti, fiaccati dalla crisi e da consumi a picco, si tratta di un importante banco di prova. Il budget a disposizione di ogni famiglia siciliana, secondo Confcommercio, sarà in media di 250 euro, più basso di quello nazionale, ma in linea con l’importo dello scorso anno. “A dicembre abbiamo registrato un piccolo segno positivo, un +5 per cento, che fa ben sperare – dice all’Adnkronos Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo -. Un giro d’affari in aumento che, se confermato anche durante il mese di gennaio, potrebbe indicare una lieve ripresa. Altrimenti la buona performance di dicembre resterà solo un effetto delle promozioni, scattate a inizio mese”. Insomma dopo “gli anni orribili” con fatturati dimezzati e imprese in ginocchio, potrebbe esserci una luce in fondo al tunnel. “I saldi sono un momento importante – aggiunge Di Dio – e gennaio un indicatore economico, in grado di dirci se realmente c’è una ripresa e se i siciliani hanno archiviato finalmente anche la paura psicologica che frena consumi e acquisti”.
A scattare la mappa dell’andamento delle vendite in città è Mario Attinasi, presidente di Confesercenti. “Alcune strade cittadine sono state penalizzate dalla mancanza di parcheggi – spiega all’Adnkronos-. Così, ad esempio, in via Roma i negozianti hanno registrato aumenti del fatturato di appena l’1 per cento. E’ andata meglio per i negozi di via Libertà che hanno incassato un + 5 per cento e per le attività food che insistono nelle aree pedonali, favorite anche dalla presenza dei turisti durante il periodo natalizio”. C’è, comunque, per Attinasi un cambiamento nei consumi. “Fuori dai negozi non si vedono più le code a cui assistevamo qualche anno fa in occasione della prima giornata di saldi”. Colpa di un “livello di tassazione sempre più alto”, su cui bisogna intervenire per “far ripartire l’economia”, ma anche di ribassi e promozioni avviate già da tempo. “Un’opportunità – spiega Di Dio – che è stata vista dai negozianti come una sorta di liberazione, dal momento che le fidelity card consentivano alle grandi catene di applicare la scontistica ai propri clienti già prima dell’inizio ufficiale dei saldi. Eppure l’80 per cento dei commercianti chiede una riforma con la possibilità di fare promozioni fino a un mese prima del Natale e di escludere dai saldi i mesi di dicembre e giugno”.

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