SHARE
Foto di Marilisa Della Monica

La preghiera davanti alla Porta d’Europa e lo ‘svelamento’ della croce di Papa Francesco nell’abside della chiesa madre di Lampedusa. Il cardinale Francesco Montenegro ha celebrato la Santa messa nella parrocchia San Gerlando e prima della funzione il parroco insieme all’artista e all’ambasciatore cubano presso la Santa Sede hanno dato seguito alla volonta’ del pontefice il quale desiderava che la croce “Milagro” venisse portata sull’isola che da sempre e’ esempio di accoglienza. “Migranti e rifugiati ci interpellano”, ha detto il cardinale. Il Crocifisso che ha dato inizio al giubileo nella diocesi di Agrigento e nei giorni successivi ha accompagnato l’apertura della porta nelle zone pastorali, ieri ha trovato sede definitiva nell’isola da dove ora guarda il mare: “Mi piace chiamarlo ‘Cristo del Mediterraneo'”, ha aggiunto il pastore. Venendo qui a Lampedusa, quasi due anni fa, il Papa ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”. Questo e’ infatti, ha ribadito Montenegro, “uno dei mali piu’ gravi del nostro tempo: l’indifferenza. I migranti, i rifugiati, gli esuli, i poveri sono tutti volti della stessa umanita’ che ci interpella e che ci chiede aiuto”. Ma l’altro viene percepito “come straniero, extracomunitario, diverso. Cosi’ come lo e’ ogni povero anche se appartiene alla nostra razza. Cio’ non solo sta togliendo la gioia di vivere, ma sta facendo posto alla paura”. Ebbene, questa umanita’ “ha bisogno che si ripeta il miracolo della trasformazione dell’acqua dell’indifferenza nel vino dell’accoglienza e della fraternita’. Prima ancora di qualsiasi norma o accordo internazionale dovremmo essere consapevoli che non ci sono le categorie, come per esempio gli immigrati o i poveri, ma ci sono le persone, con la loro storia, la loro dignita’ e il loro diritto alla vita”. La societa’, ha avvertito Montenegro secondo quanto riferisce l’Agi, “non puo’ pensare di svilupparsi pensando alla borsa o al Pil; la via dell’autentico sviluppo e’ il rispetto di ogni vita umana e l’attenzione particolare a chi soffre; e se non sempre si riescono a soddisfare i bisogni materiali non deve mai mancare la risposta della misericordia che diventa accoglienza, solidarieta’ e amicizia. Solo cosi’ il nostro mondo potra’ tornare a crescere”.