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“Giallo” sulla morte dell’ex parlamentare agrigentino della Democrazia Cristiana Gaetano Trincanato deceduto il 17 gennaio scorso all’ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù dopo un intervento per la rimozione di una neoplasia all’intestino. A sostenere adesso che Trincanato, nonostante l’età avanzata (85 anni già compiuti) possa essere rimasto vittima di una caso di malasanità, sono i figli che hanno presentato una denuncia alla procura della Repubblica di Termini Imerese, con l’assistenza degli avvocati Marcello Montalbano e Nino Caleca, nei confronti del personale medico del reparto di oncologia chirurgica.

Ecco una sintesi dell’esposto pubbicata su Facebook dalla figlia Elena. “Gaetano Trincanato, paziente capace sanissimo di mente, con un cuore da “leone” (come si è visto fino alla fine…) va ad operarsi “con i suoi piedi”…
Diagnosi: piccola neoplasia all’intestino cieco che il dott Marchesa, durante la visita nel suo studio privato, consiglia di togliere per evitare una possibile occlusione intestinale futura. Il colmo: morirà di occlusione intestinale!! Non è mai stato prospettato né accennato al paziente alcun pericolo, data l’ età…
Sabato 9/1 di mattina (quinta giornata postoperatoria), dopo vari disturbi, il paziente comincia a respirare malissimo e a sentirsi malissimo. Gli viene rimesso il sondino, attraverso cui venivano aspirati oltre 7 litri di ristagno gastrico in un’unica soluzione (che chiaramente aveva dentro da tempo, visto che il sondino naso-gastrico gli era stato tolto il secondo giorno postoperatorio, inspiegabilmente…) e incredibilmente NON viene fatta una semplice radiografia all’addome ( proprio lì dove era stato operato!) per evidenziare un’ evidente occlusione intestinale, né una TAC. L’enorme ristagno gastrico, le complicazioni cardiache derivanti erano diretta conseguenza dell’occlusione intestinale. Una semplice radiografia con un mezzo opaco, che allo stato costa “due lire”, sarebbe bastata per fare la giusta diagnosi. Il paziente risulta “con alvo chiuso a feci e gas” e con enorme ristagno gastrico [omissis]. A questo punto cosa fa il medico di guardia Niente! Stante alle parole del primario, il medico di guardia NON avverte il primario dott Marchesa (contraddicendo quanto asserito dal medico di guardia stesso [omissis]) e neanche il primario stesso si preoccupa di fare almeno una telefonata per informarsi sullo stato di un paziente anziano operato (visto che non è presente in reparto né il sabato né la domenica) e lascia il malato in questa condizione terribile di occlusione intestinale fino a lunedì, con in più la polmonite [omissis] e la febbre altissima. Inoltre, malgrado la domenica 10/1, anche il medico curante del paziente, informi, telefonicamente, il primario delle cattive condizioni di salute del paziente nei giorni di venerdì sera, sabato e domenica, quest’ultimo si presenta lunedì 11, riposato dopo il weekend e , dopo aver finalmente ordinato una TAC, trova la “sorpresa”. Finalmente si accorge dell’occlusione del paziente, causata da un’ansa (ernia) che era fuoriuscita in seguito al primo intervento ecc ecc, e finalmente, nonostante le condizioni gravissime del paziente, decide di rioperarlo “di urgenza” (ci vuole coraggio a usare questa dicitura!), dandogli “la botta finale!”. Ma, ovviamente, è troppo tardi! Dopo un tale ritardato intervento tutti gli organi principali (rene, polmoni e cuore) risultano danneggiati e il paziente entra in camera di rianimazione in una situazione di MOF (Multi Organ Failure) e, successivamente, di shock settico dal quale non si riprenderà mai più…”.

La direzione sanitaria “ha già disposto un’indagine interna sui fatti accaduti” e la Fondazione San Raffaele Giglio di Cefalù “pone piena fiducia nella magistratura”.

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