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“Tra le più recenti difficoltà registrate nell’hotspot di Lampedusa c’è quello della raccolta delle impronte digitali soprattutto da parte dei migranti provenienti dall’Eritrea, situazione che si è andata incrementando dagli inizi di dicembre con la formazione di un gruppo di 230 persone determinate a non farsi raccogliere le impronte. La rivendicazione è la scelta del Paese in cui venire ospitati”. Così il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, in audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta Migranti, spiegando che “la linea seguita è stata farli parlare giorno per giorno con il personale dell’ente gestore e con le forze di polizie per spiegare la necessità di ottemperare alla normativa prevista”. Riguardo la procedura di accoglienza, a causa della “rigidità del fotosegnalamento senza il quale non si procede più al trasferimento – ha aggiunto il questore Finocchiaro secondo quanto riporta l’agenzia
Public Policy – la permanenza nell’hotspot di Lampedusa per molti migranti, eritrei, si è allungata rispetto al massimo di 72 ore previste dalla road map”. Ma “negli ultimi sbarchi la tendenza è cambiata – ha sottolineato Finocchiaro – Il rifiuto del foto-segnalamento è caduto e, se si continua così, i tempi di permanenza saranno notevolmente abbreviati”.

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