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Gli ultimi beni confiscati alla mafia nell’Agrigentino, in ordine di tempo, sono quelli riconducibili a Damiano Marrella, 67 anni, di Montallegro, elemento di spicco della famiglia mafiosa locale, attualmente detenuto per la condanna rimediata al processo “Minoa”. Con la confisca di beni mobili e immobili per oltre 400 mila euro, che saranno riutilizzati dallo Stato a fini istituzionali e sociali come prevede la legge Rognoni-La Torre, la Dia di Agrigento, diretta dal vice questore Roberto Cilona, ha inaugurato brillantemente l’attività del 2016 sulla scia dei successi già ottenuti nel 2015. Più consistenti le confische effettuate lo scorso 3 dicembre a Campobello di Licata, dove all’imprenditore Giancarlo Buggea, 45 anni, condannato nell’ambito dei processi scaturiti dalle operazioni “Ghost 2” e “Apocalisse”, sono stati sottratti definitivamente beni dal valore complessivo di 3 milioni di euro: un’azienda agricola, 8 terreni agricoli e il 50% delle quote societarie dell’azienda ortofrutticola “La rotonda dei pini”. E’ del 9 novembre, invece, la confisca dei beni per un valore di 90 mila euro a Giuseppe Capizzi, 46 anni, di Ribera, uomo di spicco del clan locale, condannato al processo “Scacco Matto” e scarcerato lo scorso luglio. Ammonta a poco meno di un milione e cinquecentomila euro, invece, il valore complessivo dei beni confiscati a cinque esponenti di Cosa nostra il 23 aprile del 2015. Si tratta di Giuseppe Falsone, 44 anni, già numeroso uno della “cupola” agrigentina; Simone e Giuseppe Capizzi, di Ribera, rispettivamente padre e figlio di 71 e 48 anni; Damiano Marrella di Montallegro, e Pasquale Alaimo, 45 anni, di Favara. A quest’ultimo, già coinvolto nell’operazione “Camaleonte”, altri beni dal valore di 200.000 euro erano stati confiscati qualche mese prima (il 18 marzo). I provvedimenti a carico dei cinque soggetti  sono stati emessi dalla “Sezione Misure di Prevenzione” del Tribunale di Agrigento in seguito alle indagini svolte dalla Dia e coordinate dalla Dda di Palermo. Il provvedimento di confisca più ingente nel 2015 è stato quello che il 27 gennaio ha colpito i fratelli Diego e Ignazio Agrò, rispettivamente di 68 e 76 anni, originari di Racalmuto, che producono e commercializzano olio alimentare, coinvolti nell’operazione “Domino 2”. Ai due sono stati confiscati beni per 54 milioni di euro: 58 immobili, tra fabbricati e terreni, in provincia di Agrigento, a Giardini Naxos (Messina) e a Spoleto (Perugia); 12 imprese con sede nell’Agrigentino, a Fasano (Brindisi) e Petilia Policastro (Crotone); 56 tra rapporti bancari, postali e polizze assicurative. In Spagna sono stati confiscati sei fabbricati e tre imprese dedite alla produzione e alla compravendita di olio.

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