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“Svelata la bufala de l’Espresso”: lo ha scritto nei giorni scorsi il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta condividendo su Facebook un articolo di Libero, il giornale diretto da Maurizio Belpietro. Il riferimento è all’articolo che riporta la presunta intercettazione in cui il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, accusato di falso, truffa e peculato, avrebbe detto: “Lucia Borsellino va fatta fuori, come il padre”, registrando dall’altra parte del telefono il presunto silenzio del governatore.

La Procura della Repubblica di Palermo ha intanto chiuso le indagini sui collaboratori de L’Espresso Piero Messina e Maurizio Zoppi, autori dell’articolo sulla presunta intercettazione in cui Tutino e Crocetta avrebbero parlato dell’allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. Dopo che il Gip ha rigettato la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura, ora si dovrà procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, passando per l’udienza preliminare. L’intercettazione incriminata è stata smentita dalla procura di Palermo e da altre procure dell’Isola. Messina e Zoppi sono indagati per calunnia e pubblicazione di notizie false ed esagerate.

Ma la questione sembra tutt’altro che chiusa. “Caso Crocetta-Tutino, quel sms del capitano“, è il titolo di un articolo di Lirio Abbate pubblicato due giorni fa su L’Espresso. “Un messaggino del carabiniere che eseguì le intercettazioni conferma – si legge nel sottotitolo -
i riferimenti a ‘far fuori’ la Borsellino. Ma la procura non consegna i file”.

“Certamente tra le tante conversazioni intercettate – ha scritto il gip che ha respinto la richiesta dei pm di giudizio immediato nei confronti dei cronisti – ve n’era almeno una, in cui qualcuno aveva affermato che era necessario ‘far fuori’ l’assessore, sia pure in senso politico e/o con esclusivo riferimento al ruolo ricoperto, che non consentono di ravvisarvi il necessario carattere dell’evidenza”.

“A questo punto ciò che all’accusa pare certo, in realtà al primo giudice non è apparso così certo: aspettiamo con fiducia – si legge su L’Espresso – le valutazioni dei giudici che verranno”.