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“Sulla vicenda del prestito, ad Agrigento, da parte del Ministero, dell’opera di Gian Lorenzo Bernini “Salvator mundi”, ancora una volta si sta cercando di discriminare il Sud e in particolare una città con 2.600 anni di storia e un immenso patrimonio archeologico monumentale che ha pochi eguali nel mondo. L’esposizione dell’opera marmorea del Bernini è un omaggio alla storicità di questa città, da sempre culla di antiche civiltà, e accostare la contestuale “Sagra del mandorlo”, che da 71 anni festeggia la precoce primavera che fa imbiancare di fiori la millenaria Valle dei templi, riducendola ad un fatto “paesano”, è pura disinformazione per non usare il termine “speculazione””. Lo ha affermato in una nota il sindaco di Agrigento Lillo Firetto replicando alle critiche di Tomaso Montanari e Vittorio Sgarbi su La Repubblica, secondo i quali l’opera d’arte sarà trasferita per volere di Angelino Alfano, ministro dell’interno e in quanto tale capo del prefetto del Fondo Edifici di Culto, sotto il quale cade la giurisdizione di alcune opere provenienti dalla Chiesa.

Tuona all’abuso d’ufficio Sgarbi. “Ora, una scultura di questo rilievo e di questa straordinaria fragilità (è un marmo, alto 103 centimetri, pieno di delicatissime creste e di sottili corpi aggettanti, come le dita) dovrebbe muoversi – spiega Montanari – il meno possibile, e in soli casi di eccezionale spessore culturale: per esempio una mostra che riunisca gran parte dei marmi del Bernini tardo […] Insomma, qualcosa di un po’ diverso dalla – mirabile, per carità – Sagra del Mandorlo in Fiore di Agrigento”.

“Annualmente – scrive il sindaco Firetto – il Parco Archeologico e il Museo sono visitati da oltre 600 mila persone e il prestito temporaneo dell’opera del Bernini, per un raffronto se pur minimo tra l’Arte del Seicento con il Barocco siciliano, rappresentato dai pregevoli stucchi del Serpotta che “cingeranno” la preziosa opera del Bernini nella chiesa del Complesso Monumentale di Santo Spirito, è operazione di grande respiro culturale. Non si comprenderebbe per quale motivo il possibile trasferimento dell’opera in prestito alla città di Monza avrebbe maggiore dignità rispetto alla città di Agrigento. Opere come “il busto” realizzato dal Bernini sono patrimonio del Paese non della Capitale né di singole città!”.