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Non comprano case né terreni né auto durante il loro mandato, tranne qualche raro caso. In tempi di spending review, in cui si sono visti ridotti anche gli “onorevoli stipendi”, forse sono intenti a risparmiare. Niente male comunque, pur rimanendo invariata dal momento dell’elezione nell’ottobre del 2012, la situazione patrimoniale dei deputati agrigentini a Palazzo dei Normanni. E’ quanto emerge dai dati pubblicati sul sito dell’Ars dove, in relazione alla situazione patrimoniale dei deputati, sono state inserite le dichiarazioni pervenute all’atto dell’insediamento dei deputati e le successive variazioni rispetto alle stesse.

L’unico che ha comprato una casa due anni fa, in comproprietà con la moglie, è l’ex presidente della Provincia di Agrigento Vincenzo Fontana, del Nuovo centrodestra di Alfano, che vanta nel suo curriculum politico anche una legislatura a Roma tra i banchi della Camera dei Deputati. Fontana possiede così quattro case ad Agrigento e nel “parco auto” tiene una Bmw 530 e una Fiat Panda.

Il deputato Michele Cimino, empedoclino, leader Sicilia Futura, avvocato amministrativista e docente universitario alla sua quinta legislatura all’Ars, è proprietario di cinque case, tre a Porto Empedocle e due ad Agrigento e non ha comprato nulla nel 2015. Il medico Salvatore Cascio, del Patto dei democratici per le riforme, possiede invece tre case e due terreni tra Ribera, Calamonaci e Lucca Sicula in comproprietà con la moglie. Come auto ha una Chevrolet Captiva e una Suzuki Alto e non ha fatto altri acquisti dal giorno dell’elezione all’Ars.

Situazione patrimoniale invariata anche per l’unica donna agrigentina tra gli scranni di Sala d’Ercole. Margherita La Rocca Ruvolo, presidente dell’Udc in Sicilia, docente di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e volontaria dell’associazione onlus “A Cuore Aperto”, possiede come auto un’Audi A1 e come immobili, in comproprietà, due case a Roma, una ad Agrigento e un’altra a Santa Margherita Belice e tre terreni tra Montevago e Menfi.

Niente “spese pazze” dopo l’elezione all’Ars nemmeno per il deputato saccense del Movimento 5 stelle, Matteo Mangiacavallo, tecnico informatico, l’unico tra gli agrigentini a rinunciare a gran parte dello stipendio parlamentare così come prevede il regolamento dei grillini dalla Sicilia a Roma per alimentare il fondo del microcredito e iniziative a carattere sociale. Mangiacavallo non ha case di proprietà e possiede tre auto: una Hyundai ix35, una Peugeot 307 e una Peugeot 206. Giovanni Panepinto, segretario comunale, vice capogruppo del Partito democratico all’Ars e sindaco di Bivona, viaggia dai Monti Sicani a Palermo con una Bmw 3000 e ha due case, una a Palermo e l’altra nella “città delle pesche”, dove possiede anche quattro terreni in comproprietà.

Roberto Di Mauro, dipendente pubblico agrigentino, già sindaco della città dei templi, alla sua quarta legislatura all’Ars dove oggi è capogruppo del Partito dei Siciliani-Mpa , possiede un appartamento ad Agrigento e un altro a Palermo e detiene il 25% delle quote della “Lavanderia industriale La Rosa Srl”. Tra le new entry all’Ars c’è Gaetano Cani (Udc), di Canicattì, sbarcato a Palazzo dei Normanni dopo le dimissioni di Lillo Firetto nel frattempo eletto sindaco di Agrigento. Cani non ha auto di proprietà, ma possiede sei case e un terreno tra Canicattì e Campofelice di Roccella, nel Palermitano; è amministratore unico della S.s.d Millennium Srl.

Tra le curiosità emerse dal sito dell’Assemblea regionale siciliana sulla situazione reddituale e patrimoniale dei deputati quella che Di Mauro, Cimino, Panepinto e Mangiacavallo negano il consenso, com’è tra le loro facoltà, alla pubblicazione dei dati relativi al coniuge o ai parenti entro il secondo grado qualora consenzienti come indica la legge che prevede anche di evidenziare il mancato consenso sul sito dell’Ars. Lasciano il libero accesso a tutti i cittadini anche su questi dati, ma non per tutti i loro parenti, invece, i deputati Cascio, Fontana e La Rocca Ruvolo. Non pervenuto, su questo fronte, il dato di Cani, l’ultimo tra gli agrigentini approdati all’Ars.