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“Sono molto contento ed emozionato per questo premio così importante, mi sono divertito molto partecipando a questo film e ho avuto modo di riflettere sul problema dell’immigrazione. Ho lavorato molto bene con Gianfranco Rosi che è per me una persona speciale, ma non mi monto assolutamente la testa, adesso il mio desiderio è quello di tornare a Lampedusa, che è la mia casa e guai a chi me la tocca”. A parlare è il giovanissimo attore lampedusano Samuele Pucillo, protagonista di “Fuocoammare”, il docufilm di Gianfranco Rosi che ha conquistato l’Orso d’oro al Festival internazionale del cinema di Berlino. Samuele, “attore per caso”, frequenta la terza media e il prossimo anno vuole iscriversi all’istituto professionale per l’enogastronomia e ospitalità alberghiera, indirizzo accoglienza turistica. “Mi piacerebbe molto lavorare nel turismo, ma se mi capitano altre esperienze nel mondo del cinema e della tv – ha detto al Giornale di Sicilia – sono pronto a rimettermi in gioco”. Il giovanissimo protagonista di “Fuocoammare” è il più piccolo di una famiglia di pescatori che sembra aver scritto nel destino il successo nel grande cinema, è il “fratello d’arte” di Filippo Pucillo, protagonista di diversi film di Emanuele Crialese tra i quali “Terraferma” che già nel 2011, con le storie dei migranti, fu tra i candidati italiani agli Oscar. Sono davvero felici mamma Anna e papà Giuseppe Pucillo. “Mi è piaciuto molto il film, ha affrontato il dramma dell’immigrazione come pochi erano riusciti a fare e naturalmente mi hanno emozionato molto – ha detto la signora Anna – le scene con mio figlio Samuele”. “Siamo davvero molto contenti, ma mio figlio sa che la priorità adesso è lo studio. Il film di Rosi è molto bello e infatti ha vinto tutto quello che c’era da vincere”, ha aggiunto il signor Giuseppe sottolineando i diversi premi ricevuti da “Fuocoammare” oltre al più ambito Orso d’oro. La pellicola di Rosi alla Berlinale, infatti, si è aggiudicata anche il “Premio della Giuria Ecumenica”, il “Premio Amnesty International” e il “Premio Berliner Morgenpost”.

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