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“Questo docufilm ci dice che non ci dobbiamo mai stancare di percepire il valore dell’altro, dell’altra persona che viene portatrice di un beneficio per lo sviluppo della personalità di ognuno di noi, questo succede tra uomini e donne, ma anche tra persone di nazionalità, etnie e culture diverse. Dobbiamo comprendere fino in fondo che l’altro ci arricchisce”.
Lo ha detto don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, commentando l’Orso d’oro conquistato da “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi alla Berlinale 2016. “Come ha fatto Rosi, che per più di un anno è stato a Lampedusa tra noi. Sembrava che sui drammi dell’immigrazione e sullo spirito d’accoglienza dei lampedusani fosse stato detto tutto, invece non è assolutamente così. Rosi, infatti, ha aggiunto altri valori al racconto del fenomeno dell’immigrazione con un linguaggio diverso e dimostrando in questo l’importanza di aprirsi all’altro con particolare sensibilità umana. E’ questo – da detto il parroco al Giornale di Sicilia – l’insegnamento più grande del film in perfetta sintonia con l’espressione della fede cristiana”.
L’indiscutibile protagonista delle omelie domenicali di don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, è stato ieri lui, Gianfranco Rosi, il regista di ‘Fuocammare’, il docufilm che sabato sera ha vinto l’Orso d’oro di Berlino. “E’ vero – racconta don Mimmo all’Adnkronos – Nel corso delle mie omelie ho ringraziato il regista, non solo per il film che ha vinto l’importante riconoscimento premio. E’ importante che persone del mondo del cinema o dell’arte, delle scienze vengano a Lampedusa. Queste presenze servono, intanto, ai lampedusani, una piccola comunità di 6.000 persone, perché li aiuta a rendersi conto del compito che svolgono su quest’isola. I lampedusano vivono in isolamento e film come ‘Fuocammare’ possono aiutare queste persone”. Ieri, don Mimmo Zambito, ha trascorso tutto il pomeriggio a riguardare il trailer del film di Gianfranco Rosi con i più giovani parrocchiani. E sul Premio Nobel per il popolo di Lampedusa chiesto di Rosi, cosa pensa don Mimmo Zambito? “Il rischio è che quando si esalti l’eroicità di qualcuno, tutti gli altri si astengono dal loro impegno quotidiano”. E propone: “Il premio andrebbe dato agli operatori della Guardia costiera e a tutti coloro che rischiano la vita in mare per salvare queste persone, ovviamente con il contributo dei lampedusani”. Su Repubblica di oggi il regista Gianfranco Rosi scrive: “Il Premio Nobel agli abitanti di Lampedusa e Lesbo sarebbe una scelta giusta e un gesto simbolico importante. Consegnarlo non a un individuo ma a un popolo. I lampedusani in questi vent’anni hanno accolto persone che sono arrivate, migranti, senza mai fermarsi. Ho vissuto lì un anno e non ho mai sentito da nessuno parole di astio e paura nei confronti degli sbarchi”. “I lampedusani sono un popolo accogliente – dice il parroco – che non si tirano mai indietro e lo hanno dimostrato in questi anni di sbarchi sull’isola”.

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