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Per il sostituto procuratore generale di Palermo la condanna a carico dell’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, finito a processo nell’ambito dell’inchiesta “Sorgente”, deve essere confermata. Il processo di appello “bis” è iniziato lunedì mattina dopo l’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione. Petrotto in due gradi di giudizio era stato condannato a quattro mesi di reclusione per l’accusa – ridimensionata rispetto all’impostazione iniziale – di istigazione alla corruzione. L’ex sindaco racalmutese, secondo il magistrato che rappresenta l’accusa, avrebbe fatto pressioni illegittime all’amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, al quale avrebbe chiesto 1.700 euro in cambio di un suo interesse politico a sbloccare la vertenza fra l’ente che gestiva il servizio idrico dopo la privatizzazione e i Comuni che non avevano ancora ceduto gli impianti. Petrotto è accusato di avere sollecitato un accordo corruttivo. La difesa ha replicato che non c’è stata nessuna pressione. L’avvocato Ignazio Valenza, nel corso della sua arringa davanti alla Cassazione, aveva sostenuto che “se si legge fino alla fine l’intercettazione si capisce che Petrotto ha rifiutato un accordo in tal senso che Giuffrida gli avrebbe proposto”.

L’accusa iniziale di tentata concussione era stata poi riqualificata dal gup Valerio D’Andria che in primo grado gli aveva inflitto quattro mesi di reclusione per istigazione alla corruzione. La pena era ridotta di un terzo per effetto del rito abbreviato. L’inchiesta ipotizzava che dietro la consegna degli impianti idrici dai Comuni a Girgenti Acque (passaggio dovuto alla privatizzazione del servizio idrico) vi sarebbero state pressioni indebite anche da parte dell’ex sindaco di Licata Angelo Graci e dell’ex presidente del consorzio acquedottistico Tre Sorgenti, l’avvocato racalmutese Calogero Mattina, entrambi condannati.

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