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Giunto alla sua seconda edizione, il Premio “AèD – Agricoltura è Donna” – ideato e promosso dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Palermo, in collaborazione con l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, con l’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia, con la Camera di Commercio di Palermo e il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali – ha vissuto nel pomeriggio di ieri, venerdì 18 marzo, a Palermo, il suo momento conclusivo nella suggestiva cornice di San Mattia ai Crociferi, dove, appunto, è stato consegnato alla dottoressa Marilù Monte, la cui azienda nasce agli inizi degli anni ‘70 a Monreale (PA) con l’obiettivo di recuperare un frutteto di famiglia inizialmente promiscuo ma che via via, attraverso un’attenta selezione, viene trasformato in susineto, adottando le cultivar endemiche e costituendo un vero e proprio campo collezione in situ di germoplasma susinicolo monrealese.

«Quello di Marilù Monte -precisa Claudia Casa – oltre che un impegno a carattere agricolo e commerciale, è stato un interesse di tipo scientifico che l’ha vista lavorare su questi temi, ed in particolare sul recupero della susinicoltura del monrealese, presso le Facoltà di Agraria di Catania e di Palermo. Lo si deve anche a lei se dal 2006 le susine bianche di Monreale, dette anche “susine di cuore”  sono entrate nel novero dei Presidii Slow Food. Ed è sempre Marilù Monte ad essersi fatta promotrice, ormai da diversi anni, del recupero della tradizione dei cosiddetti “pruna incartate”, il cui nome deriva dalla tecnica di essiccazione adottata che prevedeva l’incartamento in carta velina dei singoli frutti che, legati con lo spago, assumevano la forma di lunghi salamini, ed il successivo
essiccamento all’aria finalizzato al consumo nel periodo natalizio.

Consideriamo questo premio una gratificazione per l’impegno personale che la dottoressa Monte ha profuso e profonde ogni giorno nel portare avanti la sua azienda ed auspichiamo che – conclude il direttore di Legambiente Sicilia – la sua tenacia ed i risultati raggiunti incoraggino altre donne, più o meno giovani non importa, ad intraprendere percorsi di studio, di ricerca ed imprenditoriali altrettanto importanti per il rilancio delle nostre tradizioni agronomiche ed il recupero dei tratti identitari della nostra cultura e della nostra economia».

 

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