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“Mi do fuoco”- la voce decisa con cadenza siciliana nasconde un lieve tremore di disperazione e rabbia- oggi mi hanno bloccato ma mercoledì troverò un modo per farlo …è l’unica soluzione. Nemmeno la mia famiglia mi può fermare – e ancora – lascio passare la giornata della memoria delle vittime di mafia e poi commemorerete anche me”. E’ un Ignazio Cutrò come mai sentito prima, quello che parla dall’altro capo del telefono. Disperato, inconsolabile ma con la forte determinazione, che lo ha sempre caratterizzato, di portare a termine l’obiettivo prefissato. Questa volta è pronto a chiudere la sua storia una volta per tutte con un gesto tragicamente estremo. La storia è raccontata sul sito www.antimafiaduemila.com.
“Non ne posso più di vedere che per le mancanza dello Stato mi portano via tutto, non posso accettare di vedere i mafiosi che sorridono mentre le banche mi portano via tutto e buttano fuori la mia famiglia. Non lo posso accettare – pausa – non posso”. Entro fine mese Cutrò deve trovare il modo di pagare più di 500 mila euro alle banche sebbene la sua azienda è ferma da quando ha denunciato gli estorsori e a gennaio dello scorso anno è stato costretto a chiuderla. Nel mentre però gli interessi hanno continuato a crescere ed ora uno dei simboli dell’antiracket arriva a minacciare il suicidio. Un gesto che al giorno d’oggi è quasi ricorrente per gli imprenditori e che sta macchiando le mani delle Istituzioni con cifre raccapriccianti. Leggi l’articolo su http://www.antimafiaduemila.com

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