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Odori nauseabondi e spargimento di ammendanti “sospetti” su terreni agricoli: la regolarità dell’attività dell’impianto di compostaggio di Joppolo Giancaxio messa in discussione con il sequestro dell’impianto operato lunedì scorso conferma l’allarme lanciato diversi mesi addietro da residenti, agricoltori ed allevatori e le perplessità di Legambiente.

L’impianto sequestrato sorge ed è operativo ormai da oltre due anni tra le contrade Realturco e Manicalunga di Joppolo Giancaxio e la sua messa in funzione ha comportato da subito ed in maniera continuativa notevoli disturbi di natura olfattiva per tutti coloro che risiedono nei dintorni, con punte di insopportabilità che in alcuni casi hanno addirittura costretto le persone ad allontanarsi dalle proprie abitazioni.
A tale inconveniente, già di per sé di non poco conto, si è aggiunta la forte preoccupazione di coloro che in zona sono dediti all’agricoltura o alla pastorizia in quanto su diversi appezzamenti di terreno ed a più riprese sono stati depositati cumuli di materiale che già a prima vista si presentava non già come ammendante correttamente compostato, bensì come frazione indifferenziata di rifiuto solido urbano grossolanamente lavorata. Ciò è incontestabilmente testimoniato dalle foto scattate nel corso di un sopralluogo effettuato nell’agosto 2015 dai volontari di Legambiente su segnalazione sempre dei residenti delle due contrade.
Ad ulteriore riprova della opportunità di avviare da parte degli Organi preposti verifiche e controlli molto approfonditi sulle modalità con cui l’attività dell’impianto di compostaggio è stata posta in essere è utile ricordare che alla ditta in questione è addebitabile altro episodio risalente addirittura al mese di gennaio 2015 e consistente nel rinvenimento da parte degli operatori di Legambiente di un grosso quantitativo di fanghi di natura dubbia all’interno del Sito d’Importanza Comunitaria “Macalube di Aragona”. In qual caso gli accertamenti svolti dall’ARPA su impulso della Procura della Repubblica appuravano trattarsi di “compost fuori specifica, non conformi alla categoria degli ammendanti compostati”, mentre le indagini svolte dal Comando dei Carabinieri di Joppolo coadiuvato dal Comando dei VV.UU. dello stesso Comune appuravano che l’episodio era, come detto, certamente riconducibile proprio all’attività svolta dalla ditta titolare dell’impianto, alla quale veniva infatti ordinato dal sindaco di Joppolo di provvedere alla bonifica del sito.
“Siamo assolutamente favorevoli all’insediamento di impianti industriali la cui attività sia volta al riciclo ed al riutilizzo di materia proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti – afferma Claudia Casa – ma la conformità alle regole dei processi produttivi adottati non può in alcun modo essere considerata come una mera opzione, essa rappresenta un obbligo tassativo. Gli impianti di compostaggio sono fondamentali ai fini della realizzazione anche in Sicilia di un ciclo virtuoso dei rifiuti, ma guai a svolgere tali attività senza tenere conto dei danni ambientali che possono derivare dalla mancata adozione di tutte le precauzioni necessarie per un corretto trattamento del rifiuto”.

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