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L’acqua torna a far discutere. Almeno intorno alla questione che ne contempla la sua gestione. In particolare la proposta di legge sul servizio idrico (di cui e’ previsto l’approdo in Aula a Montecitorio il 29 marzo) resta al centro di polemiche relative alla ‘forma’ che via via ha assunto nell’iter d’esame nelle commissioni parlamentari. Tanto che i suoi proponenti, SI e M5s su tutti, ne hanno disconosciuto la paternità ritirando le firme dal testo. Il punto, che si trascina dietro da cinque anni a questa parte – cioè dall’esito del referendum del 2011 – e’ la cosiddetta ‘ripubblicizzazione’.

Aspetto che nell’ultima versione del testo non compare piu’ nel titolo originario (‘Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, nonché delega al Governo per l’adozione di tributi destinati al suo finanziamento’) per via degli emendamenti approvati durante la valutazione in commissione Ambiente della Camera. Il testo si compone di una dozzina di articoli: si va dalla definizione dell’acqua come bene naturale e diritto universale a un ‘quantitativo minimo vitale’ (50 litri al giorno a persona), dalla pianificazione della gestione e della tutela (controllo esercitato dal ministero dell’Ambiente; l’Autorithy per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico esercita le funzioni di regolazione e controllo) alla ‘morosita’ incolpevole’, fino al risparmio idrico e alla bolletta ‘trasparente’.

Uno degli ultimi emendamenti approvati in commissione Ambiente – del relatore al testo Massimiliano Manfredi su ossevazioni della commissione Affari costituzionali – ha cancellato dal titolo la parte che richiama la ‘ripubblicizzazione del servizio idrico’ e la ‘delega al governo’ relativa al finanziamento. Il nuovo titolo della pdl e’ ‘principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque’. Cosa che si somma alle altre proposte di modifica già approvate e che sono alla base della decisione di SI-Sel e M5s di abbandonare i lavori della commissione e di ritirare le firme dalla pdl. Secondo il Forum per l’acqua pubblica sono stati ”stravolti i principi fondamentale” dal Pd con emendamenti che ”non vanno nella direzione della gestione pubblica dell’acqua ma verso la sua privatizzazione”. E tra le accuse del Forum ci sono anche quelle rivolte ai decreti della riforma Madia.

 ”Il decreto servizi pubblici locali non si occupa di tariffe dell’acqua. Fa salve le norme di settore ora in discussione in Parlamento”, ha però di recente osservato il ministro della Pa. Un appello al ripristino del testo e’ arrivato anche da Legambiente: ”Urge modificare il testo per ripristinare l’intento e gli obiettivi originali della legge di iniziativa popolare – ha detto la presidente dell’associazione Rossella Muroni – gli emendamenti approvati e il combinato disposto con le disposizioni della legge Madia ne minano l’impianto”. Da ultimo, per aver ”negato lo spirito originario del provvedimento”, il capogruppo di SI Arturo Scotto ha annunciato la presentazione della ”pregiudiziale di incostituzionalità”, facendo presente che il testo, dopo le modifiche, ”si pone principalmente in contrasto con quanto scaturito dal referendum del 2011, come normato dall’articolo 75 della Costituzione”. (ANSA)

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