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“Ora basta, sul Cupa si giochi a carte scoperte”. Lo scrivono in una lettera congiunta i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil in vista della nomina del nuovo presidente e della manifestazione unitaria del 7 maggio prossimo per salvare dal “rischio chiusura” la sede universitaria di Agrigento. “Sul Cupa – secondo Massimo Raso, Maurizio Saia e Gero Acquisto – si continua a giocare una partita che nulla a che fare con la presenza dell’Università ad Agrigento, con le esigenze delle famiglie e degli studenti e di chi opera all’interno del Cupa, ma che – come sempre – sembra essere più attenta agli assetti di potere. Nessun pregiudizio da parte nostra sui nomi che circolano nei corridoi, se il presidente del Cupa si debba chiamare Minacori o Brandara, a noi importa poco. A noi interessa molto di più capire quale ruolo si pensa di affidare a questo polo universitario. Secondo noi a guidare il Cupa devono essere espressioni del territorio e non persone legate a doppio filo all’università di Palermo e in permanente potenziale conflitto di interessi. Occorre sciogliere alcuni nodi fondamentali che attengono soprattutto al rapporto con l’università di Palermo e al rapporto con il territorio e la sua economia.

Il Cupa vuole limitarsi ad essere una sede staccata dell’ateneo palermitano? Se sì – proseguono i sindacalisti – occorre mettere le carte in tavola e fare un’operazione verità. A quanto ammontano le tasse universitarie? E il contributo ministeriale che arriva all’Unipa? E l’intervento della Ex Provincia e della Regione (almeno fino al 2011)? Abbiamo stimato che arriviamo intorno ai 5 milioni di euro. Per pagare cosa? Vogliamo vedere quanti e quali professori sono incardinati? E’ normale che, oltre a quanto pattuito nelle convenzioni, ci si debba far carico anche delle spese di vitto e alloggio? Vogliamo vedere se, a questo prezzo, riusciamo a trovare altre università italiane interessate a stabilire un rapporto con noi? Ed ancora: ha senso mantenere ad Agrigento solo i corsi di laurea doppione di quelli dell’ateneo palermitano? Occorre invece puntare su quello che nel territorio c’è, sulla sua economia e sviluppare attorno ad essa la capacità di fornire straordinari strumenti di ricerca e sviluppo: beni archeologici, terme, ricchezza del sottosuolo, pesca, agricoltura di qualità possono essere i filoni su cui innestare professionalità e percorsi di studio. Riteniamo che occorra discutere, con l’obiettivo di restituire certezze! Sapremo essere all’altezza di questa sfida o restiamo prigionieri dei piccoli interessi di bottega? Noi – avvertono i sindacati – non staremo a guardare”.

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