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Si è spenta oggi a Lucca Sicula, all’età di 89 anni, la signora Francesca Alfano, vedova del sindacalista Paolo Bongiorno, originario di Cattolica Eraclea, ucciso dalla mafia il 27 settembre 1960. La donna, bidella in pensione, insieme al nipote Giuseppe Alfano si batté coraggiosamente per rendere giustizia al marito dando il suo importante contributo durante le indagini comunque poi archiviate senza l’individuazione dei responsabili. Il funerale sarà celebrato martedì 26 aprile alle ore 15 nella chiesa Madre di Lucca Sicula.

Francesca Alfano, dopo il delitto del marito, rimase sola e disperata, in stato di avanzata gravidanza e con cinque bimbi in tenera età da accudire. Durante la veglia notturna alla salma di Paolo Bongiorno, la moglie della vittima, disperata, arrabbiata, ripeteva gridando: Pi lu partitu ci appizzasti la vita, «per il partito ci hai rimesso la vita». La vedova Bongiorno non aveva dubbi: l’omicidio era legato all’attività politica e sindacale che il marito svolgeva in favore dei braccianti e dei meno abbienti. «Sono perfettamente convinta che mio marito è stato ucciso esclusivamente per motivi politici – disse la donna ai carabinieri – deduco ciò dal fatto che egli è stato assassinato il giorno successivo a quello in cui in seno al partito comunista venne decisa la sua immissione nella lista che il partito avrebbe presentato alle elezioni amministrative».

“Paolo Bongiorno, padre di cinque figli – racconta Emanuele Macaluso – fu assassinato a colpi di arma da fuoco mentre rientrava a casa. La sua vita era limpida: si svolgeva tra il lavoro duro del bracciante, la Camera del Lavoro, la sezione comunista e la famiglia. Tutto qui. I suoi nemici erano solo coloro che in quegli anni non tolleravano la presenza di un uomo che ne organizzava altri per rivendicare diritti negati e per lottare contro quel mondo che da secoli li aveva oppressi”.