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Leonardo Sciascia

Fu “un dispiacere” preciso, legato alla pubblicazione di un libro di un amico francese di cui non fu messo a corrente, la causa che portò all’abbandono della casa editrice Sellerio da parte dello scrittore Leonardo Sciascia (1921-1989). E’ lo stesso autore di “Il giorno della civetta” a fare questa rivelazione in una lettera indirizzata da Palermo il 31 gennaio 1987 allo scrittore e critico francese René Etiemble (1909-2002). Il carteggio Sciascia-Etiemble inedito è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi e alcune lettere, informa l’AdnKronos, e sono pubblicate sulla rivista “Todomodo” (Olschki editore) a cura di Alessandro La Monica, docente dell’Università di Siena e dell’Università della Sorbona di Parigi, che ha ricevuto l’autorizzazione dagli eredi.

René Étiemble
René Étiemble

“Confusi sono stati per me gli ultimi mesi per le tante cose da fare, per i dispiaceri che ho avuto. Tra i quali dispiaceri c’è stato anche quello di veder pubblicata la traduzione italiana” del libro di Etiemble dal titolo “Tre donne di razza” (apparso nel 1986 dalla casa editrice palermitana nella collana ‘La Memoria’, recante il numero 141, a cura di Anna Maria Rubino) “senza che l’editore Sellerio me ne avvertisse e mi chiedesse di rivedere le bozze e di scrivere – cosa che ho fatto per quasi tutti i libri di Sellerio – la presentazione editoriale”.

Un’incomprensione che confermò Sciascia, come si legge nella stessa lettera inedita del 31 gennaio 1987, “nella decisione di abbandonare al suo destino questa casa editrice cui – senza alcun interesse pratico – ho dedicato anni di lavoro. Ma così vanno le cose di questo mondo: che ad un certo punto il successo fa perdere la testa anche a chi sa di doverlo agli altri”. La lettera del 31 gennaio 1987 si chiudeva con un accenno che lo scrittore di Racalmuto faceva all’amico francese delle polemiche che da un paio di settimane lo stavano travolgendo dopo che sul Corriere della Sera, il precedente il 10 gennaio, apparve a sua firma l’articolo “I professionisti dell’antimafia” (titolo non scelto da lui, che avrebbe voluto “I rischi dell’antimafia“), nel quale stigmatizzava il comportamento di alcuni magistrati palermitani del pool antimafia, i quali a suo parere si erano macchiati di carrierismo, usando la battaglia per la rinascita morale della Sicilia come titolo di merito all’interno del sistema delle promozioni in magistratura.

“Io sto attraversando un periodo di fierissime polemiche – commentava con Etiemble – per certi articoli sull’amministrazione della giustizia che ho scritto sul Corriere della Sera. Amministrazione che è ormai uno sfacelo, un disastro. Ma un certo potere non vuole sentirselo dire”. In un’altra lettera, spedita da Palermo il 28 dicembre 1988, Leonardo Sciascia si sfogava con il suo interlocutore francese sugli annosi problemi italici: “Non so se in Francia succede qualcosa di simile, ma qui tutto funziona malissimo o non funziona per nulla; poste, treni, aerei, ospedali, scuole, fisco, polizia…”

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