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L’11 febbraio del 2013 era stato scarcerato Nicolò Salto, storico esponente mafioso in opposizione allo schieramento della famiglia Giambrone, una contrapposizione che aveva già portato all’omicidio di Antonino Giambrone. Nicolò Salto, tornato in libertà, aveva cercato immediatamente di imporre la sua presenza sul territorio, anche con danneggiamenti a imprenditori locali. Nell’aprile del 2013, Antonino Giambrone era stato arrestato nell’operazione “Nuovo Mandamento”.

Poco dopo, in un incontro in corso Roma, a Borgetto, Salto rassicurò il padre di Antonino sulla sorte del figlio. Un incontro che aveva segnato una pax mafiosa tra clan rivali e l’affermazione di Salto che cominciava ad avvalersi dei Giambrone per la raccolta dei proventi estorsivi. Il sostegno logistico era fornito da Antonino Frisina, autista del boss. Le attività tecniche hanno consentito inoltre di documentare l’interesse del gruppo mafioso a condizionare le scelte amministrative del comune di Borgetto, con particolare riguardo all’esecuzione di alcuni lavori pubblici. In tale contesto, hanno spiegato i carabinieri, “è stata documentata la condotta di Pino Maniaci, direttore dell’emittente televisiva Telejato”, indagato per estorsione accusato di “avere ricevuto somme di denaro e agevolazioni dai sindaci di Partinico e Borgetto per evitare commenti critici sull’operato delle amministrazioni”.

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