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“Cosa nostra sentenziò l’eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino, dando il via alla stagione stragista, nella prima decade del dicembre del ’91, durante la riunione della commissione provinciale di Cosa nostra, convocata da Totò Riina per gli auguri di Natale. Bisognava rompere le corna a questi magistrati. Commissione che aveva il compito di deliberare gli omicidi eccellenti”. Lo ha detto ieri, nel corso della sua requisitoria nell’ambito del secondo processo per la strage di Capaci del 23 maggio 1992 in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, in corso davanti la Corte d’Assise di Caltanissetta, il pubblico ministero della Dda nissena, Stefano Luciani. “Decisione presa da Riina – ha proseguito il pm secondo quanto riferisce l’Agi – e che andava comunicata a tutti i capi mandamento. Presente a quella riunione, anche Salvuccio Madonia, in rappresentanza del mandamento di Resuttana, il quale aveva già partecipato anche ad altri incontri nel corso dei quali si era già discusso di eliminare magistrati, politici ed esponenti delle forze dell’ordine perchè era giunto il momento di vendicarsi di nemici e traditori. Riina disse che era arrivato il momento della resa dei conti. Tutti dovevano prendersi le loro responsabilità. Clima gelido in quella riunione, riferi’ il collaboratore Antonino Giuffrè, dove nessuno osò intervenire e contraddire Totò Riina il quale fu accolto dai presenti con un silenzio assoluto”.

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